Il 31 gennaio 1876 gli Stati Uniti ordinano ai nativi americani di trasferirsi nelle riserve.
Con l'espressione nativi americani si indicano le popolazioni che abitavano il continente americano prima della colonizzazione europea. Si tratta di indiani d'America, popoli precolombiani, pellerossa, amerindi e indios. L'uso del termine indiano si deve a Cristoforo Colombo che credette di aver raggiunto le Indie Orientali, ignaro di aver invece toccato, nel suo viaggio, le coste di un continente allora sconosciuto agli europei, e successivamente chiamato America, in onore di Americo Vespucci.
La cultura indigena schiacciata, il massacro, la deportazione forzata e il trattamento ingiusto che gli Stati Uniti commisero contro gli indiani d'America durarono per molti anni e sfociarono in un genocidio vero e proprio. Tribù come Sioux, Apache e Cheyenne resistettero, ma furono poi sopraffatte dalla superiorità militare e dalla violenza.
I Nativi Americani (indiani) furono sistematicamente forzati ad andare nelle riserve dagli Stati Uniti, specialmente nel XIX secolo, attraverso guerre e politiche di espulsione, per liberare le terre a favore dei coloni. Le comunità dei nativi americani hanno sofferto a lungo di abbandono e discriminazioni. Le riserve inizialmente erano veri e propri ghetti e campi di detenzione, con povertà e malattie.
Con il tempo le riserve divennero luoghi dove le tribù potevano preservare lingua, costumi e strutture sociali, anche se sotto la supervisione federale.
Oggi le riserve sono governate da consigli tribali eletti, con autonomie significative. Molti indiani si sono ora spostati nelle città e la legislazione ha rimosso leggi razziste, anche se la segregazione e le sfide economiche persistono.


