Continua il nostro dossier Cave. Nella terza puntata di oggi affrontiamo con i Comitati No Cave il nodo politico legato alle attività estrattive e chiudiamo questa premessa con qualche numero.
Dieci anni fa nei comuni della conoide del Panaro le maggioranze del Pd erano se non proprio bulgare ben salde. Le associazioni ambientaliste e i comitati ben poco potevano quando in Provincia e nei Comuni queste maggioranze hanno votato per adottare il Piae e i Pae. Al solo Pd e in particolare all'allora assessore regionale Giancarlo Muzzarelli che tanto si spese per l'approvazione va la responsabilità politica di queste decisioni. Il Piae ha consentito che tutte le proprietà dei cavatori fin nei più reconditi confini possano diventare cave.
Il meccanismo con il quale ciò è avvenuto non si discosta molto da quello raccontato da Rosi nel film Mani sulla città. I comitati e le associazioni hanno coinvolto centinaia e centinaia di cittadini in serate pubbliche in convegni scientifici e raccolta firme. Quanto sia stato utile l’impegno dei comitati e delle associazioni per avvicinare i cittadini alla tutela del loro territorio lo si comprende in modo indiretto anche dalla nuova legge sulle attività estrattive in gestazione presso la regione, che memore di queste contestazioni tende ad impedirle attraverso lo strumento legislativo stesso.
La Regione prevede di doverli fare dove il sottosuolo è ricco di ghiaia come del resto chiedono le associazioni dei cavatori e non in montagna dove eventualmente sarebbero utili. E’ noto che i cittadini che si organizzano in modo spontaneo hanno un grande nemico: il tempo che logora la partecipazione volontaria. Ma ancor di più riteniamo sia l’assenza di strumenti a loro disposizione per svolgere una concreta partecipazione e una civica funzione di controllo come prevede la Costituzione italiana.
Tra questi strumenti mancanti elenchiamo: il debat pubblic secondo il modello francese che prevede per opere pubbliche di valore superiore ai 350.000.000 di euro la partecipazione attiva dei cittadini sia nella fase conoscitiva che in quella decisoria.
A tal proposito concludiamo ponendo un problema che vorremmo suscitasse l’ interesse e la partecipazione propositiva dei lettori. Nonostante la convenzione di Aarhus ratificata dall’Italia preveda “ogni facilitazione economica in materia di giustizia ambientale“ qualora un comitato o una associazione vogliano portare in giudizio una pubblica amministrazione quasi sempre sono dissuasi dall’alto costo del “servizio giustizia”. Nel caso specifico del PIAE se questo fosse stato contestato in sede di Tar, le amministrazioni pubbliche concorrenti erano 26 ed è facile immaginare di fronte ad un esito negativo quanto fossero onerose le spese processuali e legali da rifondere a tutte le amministrazioni.
I numeri del Piano infraregionale attività estrattive (li analizzeremo nel dettaglio nelle prossime puntate)
Il piano varato nel 2009 scade quest'anno (ma fino al 2012 si è proceduto a scavare i residui del precedente piano '98-2007, disciplinato dalla legge regionale 17/91).
- 23.500.000 metri cubi di ghiaia pianificati per questo decennio
- 250 campi da calcio circa il terreno distrutto corrispondente
- 1 miliardo di euro circa il valore della ghiaia da estrarre
- 13.395.000 l'onere di concessione per le pubbliche amministrazioni così ripartito: 75% ai Comuni in base ai volumi di scavo contenuti nei loro PAE ( Piano comunale attività estrattive), 20% Provincia, 5% Regione.
- 3 milioni di viaggi di camion per muovere la ghiaia del Piae con relativa usura della strada legata al carico medio del mezzo.
- 30 è il fattore equivalente medio di emissioni inquinanti di un camion rispetto ad un auto.
Dante Pini - presidente della sezione d'Italia Nostra sezione dei Castelli

