Guardando ai numeri assoluti, tra le persone vaccinate con ciclo completo più booster che hanno avuto una diagnosi di Covid-19, nel periodo 4 febbraio-6 marzo 2022, si sono registrati 1.688 decessi (44,4% del totale), di cui 369 nella fascia 70-79 e 1.272 tra gli over 80.
Secondo quanto riportato dall'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità si sono verificati 3.798 decessi di persone che hanno ricevuto una diagnosi di Covid-19 nel periodo 4 febbraio-6 marzo 2022. Il tasso di mortalità per 100.000 persone, calcolato sulla popolazione per status vaccinale al 19 febbraio, è nettamente più elevato per i non vaccinati e decresce progressivamente per i vaccinati con ciclo incompleto, per quelli con ciclo completo da almeno 120 giorni, per quelli con ciclo completo da meno di 120 giorni e per quelli con ciclo completo più booster. I dati dimostrano l'efficacia del vaccino nel ridurre il tasso di mortalità a partire dagli over 40 e in particolare nella fascia 60-79 (3,4 vs 41,8) e negli over 80 (32,9 vs 470,8).
Tenendo conto che al 19 febbraio circa 600mila over 80 avevano ricevuto il booster da oltre 120 giorni è verosimile che un'ulteriore determinante dell'elevato numero di decessi sia rappresentata dal progressivo declino dell'efficacia vaccinale sulla malattia grave anche nelle persone che hanno fatto il richiamo.
Il sotto utilizzo degli anti-virali
In attesa che le autorità regolatorie si pronuncino sull'estensione della quarta dose- dichiara Cartabellotta- dal punto di vista organizzativo bisogna iniziare a considerare che, al 31 maggio, gli over 70 che avranno ricevuto il booster da oltre 120 giorni saranno 8,8 milioni, di cui 3,8 milioni di ultraottantenni e quasi 5 milioni nella fascia 70-79'.
Oltre al declino della copertura data del booster, un'ulteriore determinante di ospedalizzazioni e decessi può essere identificata nel sottoutilizzo dei farmaci antivirali. Infatti, come riportato dal report Aifa monitoraggio antivirali per Covid-19 del 25 marzo
Continuano a calare le vaccinazioni: sono 7 milioni gli italiani senza nessuna dose, al netto degli esenti di cui non si conosce il numero
Al 6 aprile (aggiornamento ore 6.17) l'85,6% della popolazione (50.734.581) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+11.173 rispetto alla settimana precedente) e l'84% (49.778.737) ha completato il ciclo vaccinale (+33.970 rispetto alla settimana precedente).
Quarte dosi
Al 6 aprile (aggiornamento ore 6.17) sono state somministrate 64.792 quarte dosi. In base alla platea ufficiale (791.376), aggiornata al 9 marzo, il tasso di copertura nazionale per le quarte dosi è dell'8,2% con nette differenze regionali: dallo 0,8% del Molise al 36,7% del Piemonte.
'Restano del tutto ingiustificate- sottolinea Cartabellotta- le esigue coperture e le eterogeneità regionali, tenendo conto che i pazienti immunodepressi che necessitano della quarta dose a completamento del ciclo sono noti alle Asl e raggiungibili tramite chiamata attiva. Tutti i dati confermano che la campagna vaccinale si è ormai fermata- conclude il presidente della Fondazione Gimbe- nonostante 4,35 milioni di persone vaccinabili con prima dose e 2,55 milioni con dose booster. I tassi di copertura vaccinale, infatti, nell'ultimo mese hanno registrato incrementi davvero esigui'. Tra il 6 marzo e il 5 aprile le coperture con almeno una dose segnano un esiguo +0,1, passando da 85,5% a 85,6%, mentre quelle con ciclo completo sono cresciute di soli 0,4 punti percentuali, passando da 83,6% a 84%. Anche le coperture delle terze e quarte dosi procedono a rilento, con incrementi pari rispettivamente a 2,4 e 6,3 punti percentuali (rispettivamente 81,1% vs 83,5% e 1,9% vs 8,2%) nonostante l'inizio più tardivo e l'estesa platea vaccinabile. I dati dell'Istituto Superiore di Sanità dimostrano che l'efficacia sulla diagnosi è sostanzialmente stabile dal 48,8%per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 47,2% per i vaccinati da più di 120 giorni e sale al 68% dopo il richiamo e che l'efficacia sulla malattia severa è sostanzialmente stabile dal 73% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 75,2% per i vaccinati da più di 120 giorni e sale al 91,1% dopo il richiamo. Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d'età si riduce l'incidenza di diagnosi (del 31,5-65,9%), ma soprattutto di malattia grave (del 55-86,4% per ricoveri ordinari; del 67,7-88,9% per le terapie intensive) e decesso (del 54,8-91,4%)

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