Era il 5 giugno del 1992. Erano passati 13 giorni dall’uccisione allo svincolo di Capaci di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. A Terrasini, in provincia di Palermo, Paolo Borsellino partecipò a una cena con alcuni magistrati e un gruppo di carabinieri del Ros.
In quella cena si parlò a lungo dei rapporti tra Cosa Nostra italiana e quella statunitense e Borsellino, tra sigarette e bicchieri di vino rosso, tenne una lezione sulla Mafia siciliana. Fu una serata simbolica, anche se nessuno dei presenti immaginava rappresentasse l’ultima occasione per parlare tutti insieme con Borsellino. A fine cena il giudice alzò il calice e, guardando i presenti, disse ‘questa è la cena degli onesti’.
Esattamente due settimane dopo Paolo Borsellino veniva ucciso davanti alla casa della madre in via D'Amelio. Con lui morirono anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Erano le 16:58 del 19 luglio 1992. Ventisei anni fa.
Oggi in via D'Amelio nulla ricorda quella esplosione. Le commemorazioni odierne lasceranno il posto all'assoluto anonimato giornaliero di un luogo, una via senza uscita alla periferia di Palermo (nella foto) che ha cambiato la storia del nostro Paese.
La strage di via D'Amelio 26 anni fa: l'ultimo brindisi di Borsellino
Oggi in via D'Amelio nulla ricorda l'attentato. Le commemorazioni odierne lasceranno il posto all'anonimato di una strada senza uscita alla periferia di Palermo
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