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Renato Guttuso, un uomo puro, un colosso dell'arte italiana

Renato Guttuso, un uomo puro, un colosso dell'arte italiana

A trent'anni dalla morte esploriamo la sua pittura


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Per una questione anagrafica non ho mai conosciuto personalmente questo grande Maestro, ho ammirato varie sue opere, lo ricordo nei vari programmi televisivi, nei libri biografici e aimè per un certo periodo anche nelle riviste di gossip. A mio modo di vedere non è facile dare una definizione precisa alla pittura di Guttuso, a volte drammatica, nella forma e nel colore quasi apocalittica, fuori dalla realtà oggettiva conservando pur sempre una atmosfera di mistero.

Non era di certo un artista preso dalle suggestioni della realtà, anche se a volte riusciva a descriverla in forma violenta, con tutte le ansie e le lacerazioni che hanno dilaniato la prima e la seconda metà del secolo scorso. Un suo primo grande Dipinto “Fucilazione in campagna” 1937, fu dedicato al ricordo della tragica fine di Federico Garcia Lorca, nel 1943 Gottuso si unisce ai partigiani della Resistenza, tra il 1945-50 costituisce assieme a vari Artisti, tra i quali Birolli, Vedova, Morotti e altri “Il fronte nuovo delle arti”, da qui inizia una interrotta serie di esposizioni alla Biennale di Venezia; alla sua prima presenta un gigantesco quadro “Occupazione delle terre incolte di Sicilia” seguiranno “Battaglia di ponte Ammiraglio” 1952 “Boogie woogie” 1954 “La spiaggia”

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1956, accompagnata da vari studi, disegni e bozzetti un’opera per lui molto impegnativa.

La sua consacrazione come Artista a livello internazionale arriverà nel 1958 quando tenne la sua prima Personale alla A.C.A GALLERY e alla HELLER GALLERY di New York, (per par condicio) seguiranno altre due personali all’Hermitage di San Pietroburgo e al Museo Puskin di Mosca, entrambe saranno visitate da quasi due milioni di persone. Inutile dire che da qui in avanti le sue opere assumeranno un grande valore storico, questo sarà un periodo particolarmente felice per la produzione dei suoi Quadri. “Le visite” del 1968, un’opera di m. 8x3 sono ritratti i suoi amici, conoscenti e vari personaggi che spesso ospita nel suo studio a Velate.

E’ il 1952, muore Togliatti, il funerale a Bologna è imponente, una marea di persone che sventolano orgogliosamente al cielo le rosse bandiere, è questo il momento che ispirerà Gottuso a dipingere la famosa tela “I funerali di Togliatti” sarà poi esposta in molti musei e gallerie di tutta Europa, in seguito verrà donata al PCI partito di cui Renato fa parte già dal 1940 e nelle elezioni del 1976 lo vedrà eletto Senatore della Repubblica.

Vorrei citare una frase del grande

Kandinsky “quando più il mondo diventa spaventoso, com’è appunto il mondo d’oggi, tanto più l’arte diventa astratta, mentre nel mondo felice crea un’arte realistica”, se prendiamo questo termine di paragone, Gottuso si pone al contrario, notiamo nelle sue Tele il color rosso, sempre più in evidenza diretta insistere sul giallo, come voler colpire il cuore della realtà e trasmettere al pubblico un’atto di fiducia nella vita.

Un uomo senza dubbio uscito dalla singolarità e dalla esaltazione del proprio essere del proprio Io, come voler entrare nella collettività moderna e contribuire a migliorarla, il suo attivismo artistico ci ha avvolto in balli popolari, spiagge brulicanti, paesaggi e a volte in stragi e massacri, ma non dimentichiamo che è pur sempre l’uomo l’attivo protagonista. Grazie Guttuso. Renato Guttuso muore il 18 gennaio 1987.

Pier Giacomo Bernardi

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