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Investimenti, chi troppo vuole rischierà di perdere molto?

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L’attuale recupero può essere l’ultima occasione per ribilanciare al meglio i portafogli. Mercati nuovamente cari nonostante crescenti e ribassiste revisioni


Investimenti, chi troppo vuole rischierà di perdere molto?


Ammettiamolo che dopo circa un mese e mezzo di deciso recupero delle quotazioni finanziarie sembra essere ritornata la speranza o quantomeno sembra essere stata momentaneamente fugata la paura di un vero crollo e che tutti, dai risparmiatori meno esperti ai referenti per gli investimenti più qualificati, hanno per ora tirato un grosso sospiro di sollievo ed in molti casi, dopo uno sforzo gestionale volto a tamponare l‘emotività di clienti insoddisfatti per i resoconti 2018, sembra essere tornata la quiete grazie al buon recupero di parte delle perdite subite.
Da fine settembre ad oggi, le borse mondiali in valuta locale hanno recuperato buona parte delle quotazioni e dopo una discesa di oltre il -16% si è quindi tornati ad un più “accettabile” -4% dai massimi.


Nel durante di questo eclatante giro di montagne russe si è pure alimentato - per l’ovvia paura - un rialzo nei prezzi delle obbligazioni mondiali a seguito dello spostamento di masse avvenute dal travaso degli asset azionari verso asset considerati meno volatili come le obbligazioni e che di fatto hanno visto un forte aumento dei prezzi ed un +3% di rialzo da ottobre.

Tali fatti, se da un lato hanno fermato il cedimento della diga finora sorretta dai banchieri centrali e volta a non far uscire dal sistema l’enorme massa di investitori che con i loro soldi ha indirettamente finanziato e sostituito il sistema creditizio tradizionale grazie all’affannosa ricerca di rendimento sul capitale e conseguentemente all’accettazione di qualsivoglia asset finanziario in portafoglio, non evidenziano però una maggiore tranquillità sistemica bensì enfatizzano un maggior rischio aggregato e di per sé difficilmente diversificabile in quanto - nel caso di cedimento strutturale - difficilmente vi sarebbero sufficienti porti sicuri in grado di accogliere l’enorme massa finanziaria in uscita dai mercati.
Un tale recupero, se da un lato ha come detto rasserenato molti animi, non può far sfuggire all’attento osservatore il fatto che grazie a ciò si siano sostanzialmente riportati i mercati obbligazionari e azionari su valori di quotazioni estreme in termine di rendimenti sui bond e di rapporto prezzi/utile aggiustati per il ciclo (CAPE Index) per le azioni.
Il mercato obbligazionario grazie alla fuga innescato dai ribassi azionari di fine anno è ritornato ad esprimere obbligazioni a rendimenti negativi per un circolante prossimo ai 9 trilioni di dollari, ossia è ritornato con forza al bizzarro mondo del presto soldi per averne meno a scadenza e senza interessi.

Dall’altro lato, dopo lo spavento di fine anno e grazie ad uno dei più ampi movimenti di rimbalzo da inizio anno che si ricordi da un quasi un trentennio negli USA e sicuramente eccezionale anche per molti altri listini al traino della locomotiva a stelle e strisce, si è tornati a valutazioni care in diversi paesi del mondo e con alla guida la stessa America.

Elevate quotazioni che a differenza di un anno addietro si materializzano in un contesto macroeconomico in forte deterioramento e di perdurante incertezza geopolitica globale, caratterizzata attualmente dai temi Brexit e “guerra” commerciale USA-Cina.
Gli evidenti e rapidi declini nelle produzioni industriali planetarie e l’ancora più veloce discesa di un noto indicatore anticipatore dei cicli economici quale il PMI Globale (Purchasing Managers Index), ossia l’indice dei direttori agli acquisti, non fanno altro che spingere in basso le stime dei PIL attesi nei vari paesi del mondo da parte degli organismi internazionali quali OCSE, FMI e banche centrali varie nonché accelerano al ribasso le correzione di stima degli utili futuri delle imprese.
Fatti questi ultimi che certamente non aiutano a rasserenare il clima sul debito pubblico di paesi quali l’Italia oppure sui debiti societari di aziende cosiddette “non investment grade” e le cui obbligazioni high yield potrebbero veder aumentare considerevolmente i tassi di fallimento in caso di un più acuto avvitamento economico.
Incertezze che poi si estendono ed aumentano ancor più nei mercati azionari e questo a causa del violento rimbalzo avvenuto in questo primo mese e mezzo del 2019 e col quale si sono riportati i prezzi verso i top ma senza solide basi di crescita economica.
Tutto ciò altro non fa che evidenziare la precarietà di un sistema ormai focalizzato solo sul detto “bad news are good news”, ovvero come all’arrivo di cattive notizie tutto sia interpretato positivamente dagli operatori finanziari perché convinti che ciò costringerà i banchieri centrali ed in primis la FED ad essere non solo meno restrittiva nella politica di rialzo dei tassi ma addirittura l’obbligherà ad un nuovo giro di stampa monetaria (QE4).



Tali congetture, seppur plausibili in merito allo stop dei rialzi del tasso di riferimento USA, appaiono se non peregrine quantomeno poco probabili se non a fronte di un reale periodo recessivo dell’economia americana e dunque del resto del mondo ma il contemplare una simile azione, deve presuppore una situazione estrema e probabilmente paragonabile al riemergere di una importante crisi finanziaria.
Una azione che è bene ricordare ai risparmiatori più ingenui arriva in genere dopo un evento traumatico (crollo) e non sui massimi o quasi di mercato. Motivo per cui l’attuale movimento, sorretto dalla speranza di futuri interventi, presupporrebbe inevitabilmente uno scenario ancor più avverso per la sua realizzazione e quindi quello per cui oggi si gioisce o si tira un sospiro di sollievo potrebbe domani essere un considerevole rammarico, se si sarà preteso troppo dai propri investimenti o col senno del poi diventerà un rimpianto nel caso in cui non si sarà sfruttato l’attuale movimento per ribilanciare i rischi all’interno del proprio portafoglio.

Rubens Ligabue



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Rubens Ligabue
Professionista nel settore finanziario da oltre venti anni, si occupa di private banking e wealth management. Iscritto ad albo dei giornalisti, tiene rubriche dedicate ai risparmiatori e all..   Continua >>

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