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'Lavoro stagionale in Riviera, l'ultima frontiera dello sfruttamento'

'Lavoro stagionale in Riviera, l'ultima frontiera dello sfruttamento'

Art1: 'Il contratto a chiamata funge da paracadute per il titolare quando il rapporto di lavoro è quasi completamente in nero'


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'Apprendiamo in questi giorni che le associazioni di categoria e i singoli imprenditori della Riviera lamentano la mancanza di lavoratori. Ed in maniera sistematica, ancora una volta, vediamo strumentalizzata la realtà. Pare non si riescano a trovare figure professionali che ricoprano i ruoli di segretario d’albergo, chef, aiuto cuoco, cameriere, barman, pasticceri…  E pare ancora una volta che la colpa sia dei giovani'. A denunciare la situazione di sfruttamento dei lavoratori stagionali in Riviera è Art1 ravennate. 

“Non hanno voglia di fare fatica, Preferiscono stare a casa mantenuti dai genitori e dai nonni, Non vedono la differenza tra fare bene il proprio lavoro e pretendere uno stipendio, Ci chiediamo che lavoro facciano se non sono più in riviera d’estate, Si spaventano all’idea di dover lavorare la sera o il fine settimana, manca la flessibilità... E altre amenità - comtinua Art1 -. Non è ammissibile tutto ciò.  La verità è che le condizioni di lavoro stagionale in riviera oramai sono in molti casi inaccettabili ed è questa la ragione che spinge centinaia di giovani a rinunciare ad un impiego estivo oppure a tentare in altri settori.  La verità è che il contratto a chiamata funge da paracadute per il titolare quando il
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rapporto di lavoro è quasi completamente in nero, il punto è che si offrono ai ragazzi paghe misere calcolate sulla base di una giornata oppure di una “mesata” indipendentemente dalle ore lavorate.  La verità è che oramai se servono 4 camerieri in sala non importa, si risolve tirando il collo a 2, lavorando fino a 12 ore al giorno senza un giorno di riposo.  Quali sono i contratti che si propongono, quali le condizioni e le retribuzioni? Se vogliamo ragionare seriamente sul perché si faccia fatica a trovare mano d’opera in questo settore dobbiamo obbligatoriamente guardare anche a tutto ciò. Senza ipocrisie, senza strumentalizzazioni. Siamo dalla parte di quei tantissimi giovani che, come qualcuno vorrebbe farci credere: “Non hanno voglia di fare fatica”.
 
 
 
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