Modenese, cinquantatre anni ben portati, un curriculum vitae di tutto rispetto, è stata nominata direttrice della “casa comune” dell’Intelligenza Artificale italiana, il “Laboratorio Nazionale di Intelligenza Artificiale e Sistemi Intelligenti”. Si tratta di Rita Cucchiara (nella foto), docente ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
Anche l’Italia ha dovuto organizzarsi in maniera adeguata, superando i soliti localismi tipici del nostro Paese, per competere con in grandi colossi mondiali dell’Intelligenza Artificiale, che si trova sul banco degli imputati - così come la è stata l’automazione negli anni “80 – accusata di causare un consistente aumento della disoccupazione. La quarta rivoluzione industriale, che in Italia si sta attuando con ottimi risultati dal punto di vista degli investimenti aziendali (leggasi l’articolo pubblicato su questo giornale il 26/6/18), pone infatti dei seri quesiti in merito all’impatto occupazionale che essa avrà sulle nostre imprese.
Se è vero che in questa prima fase di Industria 4.0 le imprese stanno assumendo nuovo personale, (anche grazie agli incentivi economici) soprattutto con qualifiche adeguate all’implementazione di “sistemi intelligenti” che vanno ad impattare sull’intero sistema gestionale, ciò che preoccupa gli osservatori riguarda il futuro.
Alcuni ricercatori dell’Università di Oxford hanno previsto che il
35% dei posti di lavoro nel Regno Unito saranno a rischio nei prossimi due decenni a causa del sempre maggiore livello di automazione.L’intelligenza artificiale una opportunità per la crescita delle imprese
Non dello stesso parere sono i loro colleghi d’oltre oceano. Secondo un’indagine realizzata da Gartner, importante società di ricerche americana, l’intelligenza artificiale, non solo non rappresenterà un problema per le dinamiche occupazionali, ma dovrebbe essere una opportunità per migliorare la produttività ed il posizionamento competitivo delle nostre imprese. Il numero di posti di lavoro interessati dall’IA varia a seconda del settore: fino al 2019 l’assistenza sanitaria, il settore pubblico e l’istruzione vedranno una domanda di lavoro in continua crescita, mentre le imprese di produzione saranno quelle maggiormente colpite, nel breve periodo.
Ma è nel lungo periodo che la situazione dovrebbe cambiare. I benefici che deriveranno dall’IA, infatti, sono proporzionati agli investimenti che le imprese realizzeranno in tale segmento. In Italia gli investimenti su Industria 4.0 nel settore della “automazione avanzata” corrispondono all’8% del totale, contro il 64% dell’”Industrial Internet e IOT”; un numero che dovrà sicuramente crescere.
Intelligenza artificiale e nuovi posti di lavoro
Secondo le analisi svolte da Gartner, già a partire dal 2020, nei successivi cinque
“Molte innovazioni significative in passato sono state associate a un periodo di transizione di perdita del lavoro temporaneo, seguito dal recupero; ecco perché la trasformazione aziendale e l’IA
seguiranno probabilmente questa rotta” ha affermato Svetlana Sicular, research vice president di Gartner. L’intelligenza artificiale migliorerà la produttività di molti posti di lavoro, eliminando milioni di posizioni di medio e basso livello, ma anche creando milioni di nuove posizioni di alta qualifica.
La ricerca in Italia
L’Italia ha oggi tre dei cento laboratori di intelligenza artificiale più importanti al mondo. Eppure fatica, al pari di altri Paesi europei, a competere con colossi del calibro di Stati Uniti e Cina. Per farlo deve muoversi unita, e lo fa raggruppando sotto uno stesso ‘tetto’, tutte le eccellenze italiane del settore.
Che intelligenza artificiale sia, nella speranza che non si tratti del solito “baraccone” dispensatore di stipendi e poltrone ai soliti inutili figuri della politica italiana.
Andrea Lodi


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