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Opec, maxi taglio nella produzione di petrolio su spinta russa

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Sul mercato verranno a mancare due milioni di barili al giorno. Si tratta della sforbiciata più forte dal 2020


Opec, maxi taglio nella produzione di petrolio su spinta russa
Le cattive notizie dal fronte dell'energia non mancano mai, L'Opec Plus, il vecchio cartello dei produttori di petrolio cui ora si è aggiunta la Russia, ha deciso un maxi-taglio dell'offerta con lo scopo di far salire i prezzi. Sul mercato verranno a mancare due milioni di barili al giorno. Si tratta della sforbiciata più forte dal 2020. L'impatto sui prezzi è stato immediato. I futures sul Wti americano guadagnano l'1,51% a 87,83 dollari al barile, mentre il Brent avanza dell'1,64% a 93,30 dollari al barile. L'Opec Plus ha anche annunciato che l'accordo di cooperazione avrà valore fino alla fine del 2023. La decisione è stata presa si legge nel comunicato finale, 'alla luce dell'incertezza che circonda le prospettive economiche e del mercato petrolifero globale e della necessità di migliorare le linee guida a lungo termine per il mercato e in linea con l'approccio vincente di essere proattivi'.

Verranno anche intensificati gli appuntamenti con lo scopo evidente di mantenere alta la tensione.

L'annuncio ha provocato immediate reazioni geopolitiche. È una mossa della Russia per mettere in difficoltà gli Stati Uniti e l'Occidente scrive il Wall Street Journal secondo cui la diminuzione dell'offerta potrebbe comportare un aumento delle quotazioni a livello globale e aiutare la Russia, grande esportatore di petrolio, a pagare la sua guerra in Ucraina. Secondo il quotidiano Usa la decisione potrebbe minare anche il piano del G7 per il price cap petrolio russo sul mercato globale, parte fondamentale della battaglia economica dell'Occidente contro Mosca. Ci potrebbero essere conseguenze rialziste sull'inflazione globale che le banche mondiali stanno provando a riportare al 2% e sui prezzi della benzina in Usa a poco più di un mese dalle elezioni di Midterm.

Dopo aver superato i 100 dollari a nei primi sei mesi dell'anno a causa dell'invasione russa dell'Ucraina, i prezzi sono scesi del 32% negli ultimi quattro mesi, ricorda il Wsj, a causa dei timori di un rallentamento globale, con il Brent, che è andato per la prima volta sotto gli 83 dollari al barile da gennaio. I membri dell'Opec+ hanno tenuto a precisare che le decisioni prese vanno viste come una risposta tecnica a un'economia globale in declino, in particolare in Cina, dove le restrizioni legate al Covid-19 hanno danneggiato la domanda di petrolio. Ma gli analisti concordano, e in privato i delegati dell'Opec+ hanno confermato, che la mossa sarebbe stata una grande vittoria per la Russia, che ha perso circa un milione di barili al giorno di produzione di petrolio dall'inizio della guerra a febbraio.

A questi problemi di ampiezza globale si aggiungono quelli strettamente italiani. L'agenzia Moody's infatti minaccia il declassamento del Paese 'se dovessimo anticipare un significativo indebolimento delle prospettive di crescita di medio termine causa della mancata attuazione delle riforme per rafforzare la crescita, comprese quelle delineate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)'. Lo scorso venerdì, 30 settembre, il gruppo statunitense non aveva modificato il giudizio Baa3 e l'outlook negativo.
Gli esperti avevano tagliato le prospettive lo scorso 5 agosto, citando le incertezze conseguenti alle dimissioni del governo Draghi e i dubbi sulla capacità di rispettare il sentiero di riforme previsto dal Pnrr. All'indomani del voto Moody's aveva mandato un monito all'Italia, sottolineando cinque punti chiave: l'entità del debito pubblico, il Pnrr, il costo dell'energia, l'inflazione e il costo del finanziamento. 'Il prossimo governo italiano deve affrontare una serie di sfide significative sul fronte del debito, in particolare l'attuazione del Pnrr', aveva affermato Sarah Carlson, vicepresidente senior del gruppo.


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