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Ortofrutta in Italia schiacciata dal costo stellare dell'autotrasporto

Ortofrutta in Italia schiacciata dal costo stellare dell'autotrasporto

Costo per chilometro pari a 0,43 euro in Italia, quasi il doppio rispetto ai competitor tedeschi (0,30 euro) e spagnoli (0,28 euro)


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Con un quarto della produzione agricola nazionale per un valore di 15 miliardi di euro, l'ortofrutta si conferma un comparto cruciale del Made in Italy. Eppure l'ortofrutta sconta ancora un gap infrastrutturale con criticità nella logistica e nelle fasi di stoccaggio e distribuzione e soffre una crescente pressione competitiva globale con un progressivo peggioramento nel rapporto concorrenziale con altri Paesi produttori. Due questioni da capovolgere con strategie di sistema per sfruttare al meglio anche il cambiamento impresso dal Covid alle abitudini di consumo, con la metà delle famiglie che acquista frutta e ortaggi perché necessari a una dieta varia ed equilibrata (27%) e perché salutari (23%). È quanto emerge dall'ultimo webinar 'Il valore nell'ortofrutta, dalla filiera al sistema' organizzato da Cia-Agricoltori Italiani per sostenere l'Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla Fao. Per ridare slancio al comparto, prima di tutto occorre agire sulle infrastrutture.

Secondo i dati dell'Osservatorio Focus Ortofrutta di Nomisma presentati al webinar, infatti, il Logistic Performance Index della World Bank assegna all'Italia solo il 19° posto, contro il primo della Germania e il nono del Regno Unito. Basti pensare al costo per chilometro dell'autotrasporto, su cui viaggia il 90% dell'ortofrutta, pari a 0,43 euro in Italia, quasi il doppio rispetto ai competitor tedeschi (0,30 euro) e spagnoli (0,28 euro).
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'Il cambiamento di cui parliamo non può che passare da qui. L'Italia ha un grande divario infrastrutturale - ha detto il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino - che, attraverso gli 800 milioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedicati allo sviluppo della logistica nel settore agroalimentare, dovremo affrontare e superare: riduzione della spesa e dell'impatto ambientale del sistema dei trasporti, digitalizzazione dei servizi, miglioramento delle capacità di stoccaggio, dell'accessibilità ai servizi hub e della capacità logistica dei mercati all'ingrosso'.
Tutto nell'ottica di rinnovare la catena di distribuzione e ampliare le tradizionali relazioni di filiera, per costruire un vero e proprio 'patto di sistema', con l'obiettivo di arrivare a una più giusta ripartizione del valore (oggi su 100 euro spesi dal consumatore, solo 6/8 euro restano in tasca all'agricoltore), ma anche di raggiungere maggiori standard di sostenibilità, eliminare le inefficienze, promuovere investimenti e innovazioni in scala, sviluppare progetti di promozione unitaria.
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