L’aumento negli anni di condanna a 16 ed 11 anni rispetto al 12 e agli 8 chiesti inizialmente dal PM allevia solo in parte il dolore di chi, come loro, da tempo chiedono giustizia e dopo una notte insonne hanno trascorso la mattina all’esterno dell’aula in attesa della sentenza; ore che hanno riportato la loro memoria a quel tragico 18 settembre quando i due giovani marocchini entrambi residenti a Finale Emilia, si presentarono nella casa dell’anziana in via Orazio Vecchi. Con la scusa di farsi offrire un bicchiere d'acqua, una volta entrati in casa, avevano messo a segno una rapina sfociata in un brutale omicidio. La sentenza, pur aumentando gli anni di condanna, non soddisfa, a differenza dei legali degli accusati, i famigliari della Mirella Ansaloni, che insieme al loro avvocato hanno contestato, oltre all'inadeguatezza della pena, anche l'istituto del rito abbreviato che, a loro dire, non potrebbe e non dovrebbe (come d'ora poi non succederà), applicarsi a reati di tale gravità
'Con queste leggi, applicate invece a questo processo, mi vergogno di essere italiano' - afferma Simone Benati, nipote della vittima, costituitosi parte civile nel processo. 'Nessuno ci darà Mariella - afferma la cognata Elena Govoni commentando la sentenza - quindi non possiamo tirare alcun sospiro di sollievo. Una cosa ci tengo a sottolineare: il ringraziamento ai Carabinieri di Finale Emilia per la loro professionalità e per la qualità delle indagini che sotto il profilo scientifico, hanno portato a risultati davvero inoppugnabili'
Punta il dito sul rito abbreviato anche il legale della famiglia, Valter Biscotti: 'Questa sentenza rispecchia di fatto quanto prevede l'attuale sistema anche se c'è da dire che 16 ed 11 anni di condanna per un reato così grave, sono pochi. Ora, con la riforma appena approvata, il rito abbreviato non potrà più essere applicato a reati del genere e cose così non dovrebbero più succedere'
Gianni Galeotti



