Le conclusioni della perizia tecnica disposta dal PM Katia Marino, titolare delle indagini sull'esplosione e del fascicolo aperto dalla Procura per disastro colposo, e depositate ieri sera, pongono un tassello importante nel quadro delle indagini. Che già comprendevano anche la testimonianza del giovane inquilino che una volta uscito dallo stato di coma farmacologico indotto al centro grandi ustionati di Parma dove era stato da subito ricoverato in fin di vita, avrebbe raccontato agli inquirenti di essere stato raggiunto da un enorme quantita di fiamme provenienti dalla cucina. Racconto che andrà confrontato con l'ipotesi della manomissione della parte di impianto e che avrebbe generato la fuoriscita di gas e l'esplosione e confermata dalla perizia tecnica. Chi, a pochi giorni dall'istallazione della nuova caldaia, avrebbe manomesso, anche involontariamente, quel giunto? Per rispondere a questa domanda, gli inquirenti interrogheranno di nuovo la giovane vittima dell'esplosione, solo in casa al momento del fatto.
L'esplosione che scosse il centro, generò subito il sospetto di attentato, vista la prossimtà con il luogo di culto ebraioco. Dopo poco fu chiaro che si trattava di un incidente. Che solo per una concomitanza di cause non provocò morti. L'esplosione, pur potente, sfogo la sua forza in un cavedio interno su cui si affaccia l'appartamento. Uno sfogo che ha evitato danni più ingenti, strutturali e possibili crolli, all'interno della palazzina. Che pur inagibile consentì al resto degli inquilini del palazzina di tre piani di mettersi in salvo. Le indagini sull'accaduto si erano orientate da subito anche su chi materialmente, pochi giorni prima, aveva installato i nuovi impianti e collegato questi alla rete del gas. Oggi, con le risultanze della perizia, le responsabilità sembrerebbero spostarsi in un tempo successivo all'installazione e ricadere su chi in quei giorni, o quel giorno, ha frequentato l'appartamento e ha utilizzato, anche solo per provarli, i nuovi impianti.



