Le indagini si stanno concentrando su più fronti: dalle testimonianze degli amici più stretti all’analisi del cellulare e del computer, con l’obiettivo di ricostruire gli ultimi contatti e movimenti del professionista. Diversi anche i colleghi con cui era solito confrontarsi rispetto alla professione.
Ma resta un’ipotesi preoccupante: quella di un paziente, magari con difficoltà psichiche, che potrebbe essersi presentato direttamente al domicilio, senza lasciare alcuna traccia digitale, a telefono o in mail. Per una professione del genere, soprattutto in periodi particolari come quelli estivi, si tratta di casi frequenti. E per chi vive e lavora da solo, in una residenza utilizzata come studio, anche gli accessi di persone apparentemente estranee risulta meno sospetto agli occhi del vicinato.
Una ipotesi tutta da verificare ma compatibile con il fatto che sulla porta di ingresso non erano presenti segni di effrazione. Di fatto Marangio potrebbe avere aperto direttamente all'ultima persona presente prima del sua morte. Posto, lo ripetiamo, che la morte sia stata provocata da persona esterna e non frutto di un gesto estremo. Ipotesi quest'ultima che non sarebbe stata ancora esclusa del tutto ma che non troverebbe riscontro dalla posizione in cui sarebbe stato ritrovato il corpo, supina e con una cintura stretta attorno al collo.
Le indagini, coordinate dalla procura di Modena e condotte dalla Polizia di Stato, starebbero seguendo ancora molteplici binari. Da una parte, l’analisi della rete di contatti attraverso il cellulare, il computer e le email: un lavoro meticoloso per ricostruire appuntamenti, comunicazioni e messaggi che possano far emergere un nome, un volto, un possibile sospetto.
Dall’altra, però, resta forte
La comunità professionale e personale che lo conosceva attende con ansia sviluppi, mentre le forze dell’ordine continuano il lavoro di ricostruzione, nella speranza che da qualche dettaglio possa emergere la verità.
Gi.Ga.
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