Dal canto loro, le forze armate israeliane, hanno risposto con quella che ormai non è altro che ‘la solita scusa’ e cioè che in realtà, quella presa di mira non era una scuola bensì “un centro di comando di Hamas che veniva utilizzato dai terroristi per pianificare e raccogliere intelligence allo scopo di eseguire attacchi terroristici contro civili e truppe israeliane”. Nonostante l’ennesimo massacro, l’Idf ha anche assicurato di aver “preso numerose misure, prime dell’attacco, per mitigare il rischio di colpire i civili, tra cui l’utilizzo di munizioni di precisione e sorveglianza aerea”.
Intanto, la Fondazione umanitaria di Gaza (GHF) ente privato per la distribuzione degli aiuti approvato da Usa e Israele, ha annunciato l’intenzione di iniziare a distribuire i viveri. “I nostri camion sono carichi e pronti per partire. A partire da lunedì 26 maggio, GHF inizierà la consegna diretta degli aiuti a Gaza, raggiungendo oltre un milione di palestinesi entro la fine della settimana. Abbiamo in programma di avanzare rapidamente per servire l’intera popolazione nelle prossime settimane”. La fondazione, con una nota, ha espresso anche il suo rammarico per le dimissioni improvvise del direttore esecutivo Jake Wood. Dal canto suo Wood ha affermato che “il programma di aiuti non può essere attuato nel rispetto dei principi umanitari di umanità, neutralità, equità e indipendenza, principi a cui non rinuncerò”. Il ceo ha anche invitato Israele “ad ampliare significativamente la distribuzione di aiuti a Gaza con tutti i mezzi possibili”.
Intanto ieri in Spagna, Paese che sostiene la sospensione dell’accordo Ue-Israele su Gaza, si è svolto il quinto incontro ufficiale di quello che è noto come “Gruppo di Madrid”. Secondo Al Jazeera, il ministro degli Esteri spagnolo, rivolgendosi ai rappresentanti delle nazioni europee e arabe, ha detto: “La comunità internazionale dovrebbe cercare di imporre sanzioni a Israele per fermare la sua guerra a Gaza”
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