Sì perché mentre si vede sfilare la bandiera palestinese ai cortei per l’8 marzo, a dispetto della condizione della donna nell’Islam, in Siria il nuovo regime di Al Jolani, oltre alla guerra agli alawiti, l’etnia dell’ex dittatore Bashar al-Assad sta uccidendo, nel silenzio dei media occidentali, centinaia di cristiani inermi.
Circola un video su Youtube, diffuso dal canale “La verità rende liberi” in cui una persona col volto coperto per non farsi riconoscere lancia un appello per far sì che questa strage venga fermata il prima possibile ed è un invito rivolto a chi più intervenire, soprattutto dall’occidente.
Le informazioni riportano che gli attacchi si sono concentrati nelle aree di Jableh e Baniyas, storicamente abitate da comunità cristiane e alawite. Gruppi armati, tra cui fazioni islamiste e milizie radicali, hanno preso d’assalto i villaggi, seminando terrore e distruzione. Secondo testimoni oculari, intere famiglie sono state trucidate, bambini bruciati vivi, ministri di culto assassinati all’interno dei loro luoghi di culto. Abitazioni date alle fiamme, chiese profanate, corpi sparsi per le strade: una ferocia indescrivibile, che richiama le peggiori persecuzioni della storia. Eppure, nessun appello urgente. Nessuna mobilitazione globale.
I gruppi cristiani che sono interessati da questa persecuzione senza precedenti non appartengono alle istituzioni religiose ufficiali, ma vivono la propria fede in cristo in clandestinità, riunendosi nelle così dette chiese nascoste, comunità che da anni sopravvivono tra persecuzioni e minacce. Ricordiamo che anche quando scoppiò la guerra civile e ci fu il califfato dell’Isis, moltissimi cristiani furono barbaramente trucidati.
Oggi si sta ripetendo la stessa cosa, nel silenzio non solo dei mass media, ma anche delle stesse istituzioni religiose, siano esse la chiesa Cattolica, o le chiese evangeliche.
Stefano Bonacorsi
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