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Vaticano: la commissione dice 'no' alle donne diacono

Vaticano: la commissione dice 'no' alle donne diacono

La decisione, presa con una votazione 7 a 1, ha riacceso il dibattito interno alla comunità ecclesiale e tra i fedeli di tutto il mondo


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La discussione sul diaconato femminile — uno dei temi più delicati nella Chiesa cattolica contemporanea — ha vissuto un nuovo momento di svolta. La commissione vaticana incaricata di studiare la questione ha infatti espresso un parere negativo: niente accesso delle donne al ruolo di diacono, almeno per ora. La decisione, presa con una votazione 7 a 1, ha riacceso il dibattito interno alla comunità ecclesiale e tra i fedeli di tutto il mondo. Il voto non rappresenta un atto normativo definitivo, ma costituisce comunque un segnale forte. La commissione, istituita da Papa Francesco nel 2016 per esaminare alla luce delle fonti storiche e teologiche la possibilità di reintrodurre il diaconato femminile, sostiene che le evidenze storiche non giustificherebbero un cambiamento dell’attuale disciplina.
Secondo la ricostruzione svolta dai membri, le antiche 'diaconesse' della Chiesa dei primi secoli avrebbero avuto funzioni pastorali e assistenziali, ma non un ministero sacramentale comparabile a quello maschile. Da qui la conclusione che una continuità diretta non sarebbe dimostrabile.
Come spesso accade su temi che riguardano il ruolo delle donne nella Chiesa, le reazioni non si sono fatte attendere.
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Le associazioni femminili cattoliche hanno espresso profonda delusione, definendo il voto 'un passo indietro rispetto al cammino sinodale di apertura e ascolto'; teologi e biblisti progressisti sottolineano che la ricerca storica è tutt’altro che univoca e che, anche laddove mancasse una piena corrispondenza con l’ordinazione attuale, la Chiesa potrebbe comunque decidere una evoluzione disciplinare; i settori più tradizionalisti, invece, accolgono la decisione come una riaffermazione della continuità dottrinale e del ruolo specifico del clero maschile.
Dal Vaticano, tuttavia, viene ribadito che la scelta non chiude la questione. Il pontefice ha più volte affermato la necessità di 'valorizzare il contributo femminile nella missione della Chiesa', pur senza anticipare cambiamenti sull’ordinazione. Il nodo del diaconato tocca aspetti molto più ampi: la partecipazione delle donne ai processi decisionali ecclesiali, il riconoscimento del loro ruolo nelle comunità locali e la capacità della Chiesa di dialogare con la società contemporanea.
Molti osservatori fanno notare che la domanda di maggiore inclusione è ormai un dato irreversibile, soprattutto in Occidente, e che un’apertura sul diaconato potrebbe rappresentare un ponte tra la tradizione e le esigenze pastorali attuali.
Per ora, la porta resta socchiusa. La decisione della commissione non ha l’autorità di un pronunciamento magisteriale, ma disegna un orientamento: il Vaticano non è pronto a compiere il passo, almeno non sulla base delle evidenze storiche fin qui raccolte.
Il “no” alle donne diacono non chiude un dibattito che rimane vivo, complesso e profondamente sentito.
La questione resta affidata al discernimento del Papa e del Sinodo, che nei prossimi anni potrebbero tornare ad affrontarla con nuovi strumenti, nuove sensibilità e, forse, nuove aperture.
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