'I media hanno trasformato la giustizia in spettacolo, portando nelle nostre case notizie di indagini e processi attraverso giornali e telegiornali, salotti televisivi e talk show. E non si tratta purtroppo solo di informazione o di cronaca giudiziaria, bensì di una rappresentazione spettacolarizzata dove la corretta descrizione dei fatti viene sacrificata all'impatto sull'audience - scrive lo stesso Manes -. Si dà vita in tal modo a una sorta di processo parallelo incurante delle regole e delle garanzie individuali, facendo leva sull'indignazione morale del pubblico e generando scandali. Nel tribunale mediatico il diritto rischia di rimanere imbrigliato nel giudizio dell'opinione pubblica, che trasforma automaticamente l'indagato in colpevole, negandogli il diritto alla presunzione d'innocenza, e travolgendo molti altri diritti fondamentali'.
E così la 'presunzione di innocenza, garanzia primordiale, autentico fulcro del processo penale liberale, viene letteralmente rovesciata... Come in Alice dietro lo specchio, prima la condanna poi viene il processo e questa condanna anticipata rimbalza dai media ai social network dove dominano la cultura della vergogna, la divulgazione di dati sensibili a fini denigratori e la cultura della proscrizione... Imponendo al malcapitato una liquidazione anticipata del proprio capitale reputazionale che, quale sia l'esito del processo penale, non sarà mai risarcita'.
E nella parte finale del volume l'avvocato bolognese avanza il concetto di 'ecologia della informazione' come profilassi alle storture del processo mediatico. 'Non si tratta di alzare l'asticlella dei divieti o invocare la censura - scrive - ma piuttosto di promuovere una ecologia della informazione anche attraverso rating di correttezza e legalità dell'informazione fornita e un'opera di incentivazione premiale degli attori della comunicazione in base ad autorevolezza e accountability, basata sulla condivisione reale e fattiva di regole e principi'.
Ma se nel libro finiscono nel mirino i giornalisti, anche gli avvocati stessi non vengono risparmiati da critiche.
Giuseppe Leonelli



