L’Osteria di Rubbiara, oggi gestita dal figlio Giuseppe, nacque nel 1862 anche se la data del rogito custodito nell'archivio Estense risale al 13 dicembre 1849. Un tempo sede secondaria del monastero di Nonantola, da sempre è luogo di tradizioni che si tramandano. Cinquanta posti a sedere, Italo era noto oltre che per l’alta qualità delle sue pietanze, anche per i suoi modi un po’ burberi e le regole da rispettare, come quella di depositare i telefoni cellulari all'ingresso, quella che si mangia 'quello che c'è' e guai a chiedere i tortellini con la panna.
La storia
Giuseppe Pedroni, giunto da Formigine, arrivò nella terra Nonantolana di Rubbiara nel 1862. Ottenne la licenza per aprire un’“Osteria” con diritto di vitto e stallatico, iniziando a dissetare e a rifocillare viandanti, stagionali e carrettieri. L’osteria divenne punto d’appoggio per i birocciai che trasportano ghiaia dal fiume Panaro verso San Giovanni in Persiceto e Ferrara. Nell’osteria si potevano vendere vino marsala e birra, ma non superalcolici. Dai poderi cominciava la produzione di vino: delle botticelle di Marsala che arrivano dalla Sicilia Giuseppe non sapeva che farsene. Fu così che decise di riutilizzarle avviando la produzione di aceto balsamico. Le botti avevano una capacità di 10-15 litri ed erano in legno di castagno. Dalla Germania arrivavano pure le botti da birra che avevano una capacità diversa, da 20 e da 180 litri. Anche queste, una volta vuotate, si prestavano bene alla produzione di aceto. Purtroppo il figlio di Giuseppe, Claudio, morì prematuramente e Giuseppe, nonostante la tarda età, dovette continuare da solo. Mancato pure lui l’attività rimase in mano al nipote Cesare che aveva appena diciotto anni. Cesare continuò ad incrementare la produzione di vino e aceto all’interno delle vecchie botti ereditate dal nonno insieme ovviamente all’osteria. Nel frattempo in azienda si era aperto anche un forno per la cottura del pane, si vendevano generi alimentari e tabacchi. Anche il figlio di Cesare, Giuseppe (II), dava una mano al padre finché purtroppo dovette andare in guerra. Nel giro di pochi anni, nel 1945, Cesare ormai vecchio e Giuseppe, a soli sei mesi di distanza, morirono. Il figlio Italo aveva solo dieci anni. Fu così che la vedova Irma, con l’aiuto della sorella di Giuseppe (II), Emma, e della madre di Giuseppe (II), Claudia, portano avanti la produzione di vino e aceto come pure l’osteria, chiudendo però il forno.


