'Oggi l'Africa è dipinta come un mostro demografico, antro di malattie o socio nel commercio internazionale - afferma Zuppi - l'Europa ha tentato di costruire rapporti di collaborazione, ma il suo spirito è sempre stato ambivalente: da una parte la ricerca di pace, dall'altra gli interessi economici. L'Africa non è inerte ma in piedi, e l'Europa non può abbandonarla ma deve appoggiarla in uno spirito di partnership. Bisogna trovare nuove motivazioni di collaborazione che vadano oltre l'interesse economico. Ogni politica basata sull'esclusione è destinata al fallimento. C'è da inventare un nuovo modello di welfare, preservare l'ambiente e difendere la pace. C'è bisogno di un'unica visione di futuro e l'Italia può giocare un ruolo importante'.
La rettrice de La Sapienza ha ricordato l'età giovanile di Zuppi, quando era attivo nelle periferie romane e studiava al liceo Virgilio. Polimeni ha poi voluto regalare al cardinale il suo vecchio libretto universitario e una copia della tesi di laurea in storia del Cristianesimo. 'L'Europa può essere ancora una volta il modello della libertà dalla paura se soltanto non si limita a guardare solo se stessa - aggiunge Zuppi nella sua prolusione - nella sua storia l'Europa ha elaborato gli anticorpi per combattere nazionalismo e sciovinismo, vecchie malattie europee presenti anche in Africa. L'Unione europea è stata la sola risposta adeguata alle grandi sfide della pace dopo la seconda guerra mondiale. Oggi ci occorre qualcosa di più: un'Europa con una missione, che risvegli negli europei il sentimento del loro futuro comune. Non una risposta tecnocratica o funzionale. E l'Africa rappresenta il partner ideale di questa sfida. Nella disuguaglianza non c'è futuro, nella sola crescita economica nemmeno.


