'Ci ha lasciati il nostro Adriano, un grande papà e un tenero nonno. Il suo esempio di amore per la famiglia, di passione per il lavoro, di stima e rispetto per i suoi collaboratori ci accompagnerà per sempre' - afferma la figlia Mariangela Grosoli, presidente dell'azienda e del Consorzio dell'aceto balsamico di Modena IGP.
Da Spilamberto il titolare dell’Aceto del Duca aveva da pochi anni passato il timone dell’azienda di famiglia proprio alla figlia Mariangela. Il suo è un esempio di imprenditoria d’altri tempi: classe ’29, Adriano Grosoli viene chiamato a causa della guerra a occuparsi dell’attività di famiglia, iniziata nel 1891 dal nonno Adriano e insignita della medaglia d’oro all’Expo di Genova nel 1927, che comprendeva principalmente lal avorazione del maiale, la gestione della trattoriaa San Donnino e della bottega di prodotti tipici modenesi, in primis il balsamico.
È proprio su questo prodotto - fino a quel momento legato a una dimensione esclusivamente familiare - che decide di puntare, in concomitanza con l’apertura dei primi supermercati nazionali. Nel 1965, in occasione del riassetto normativo del settore aceti, è tra i promotori della richiesta di riconoscimento e regolamentazione del prodotto: avvia le procedure per ottenere la licenza ministeriale per la produzione di Aceto Balsamico di Modena e 1993 è tra i fondatori del consorzio.
'Capacità imprenditoriali, visione, passione per il territorio e le sue tradizioni'. Così il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli in un messaggio di cordoglio ricorda Adriano Grosoli. 'Il suo nome, giustamente, viene affiancato a quelli di Fini, Federzoni e Giusti – sottolinea Muzzarelli - che hanno guidato il processo che ha consentito alla produzione del balsamico di essere regolamentata e certificata, di vederla riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale, contribuendo a creare valore e occupazione nel nostro territorio. È partito dall’azienda famigliare di San Donnino e ha esportato Modena in tutto il mondo con una tenacia che ha saputo trasmettere alle figlie e ai nipoti. Da non dimenticare anche il finanziamento per il restauro del quadro di Velazquez, con il ritratto del duca Francesco I d’Este, che rende subito riconoscibile anche le bottiglie del suo aceto'.

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