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Emilia Romagna, 65mila persone in povertà assoluta

Emilia Romagna, 65mila persone in povertà assoluta

Crescono i 50-60enni soli e senza lavoro, i richiedenti asilo e gli immigrati disoccupati e con figli a carico


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L'Emilia-Romagna si conferma una regione meno povera di altre. Ma, avvertono le Caritas, non c'è da stare troppo tranquilli. Intanto perchè ci sono 65.000 individui, il 3,3% della popolazione, in condizione di povertà assoluta; poi perchè, crescono i 50-60enni soli e senza lavoro, come c'è un aumento dei richiedenti asilo e degli immigrati disoccupati e con figli a carico. E non sono poche le persone che bussano alle Caritas diocesane dell'Emilia-Romagna: oltre 64.300 quelle aiutate, circa 20.000 i minori. I numeri, confermamno la situazione fotografata dall'Istat che fissa il rischio di povertà ed esclusione sociale in regione al 16,1% nel 2016 (dal 13,3% del 2007); l'incidenza della poverta' per la Calabria è del 35,3%.

I dati del rapporto Caritas, diffuso in occasione della seconda giornata mondiale dei poveri, fanno riferimento alle persone incontrate nei 15 Centri di ascolto nel 2017 e nei primi sei mesi del 2018, e contengono una 'prima notizia positiva: si registra una diminuzione delle persone incontrate', andamento confermato anche quest'anno; si cala da 17.120 nel 2015 a 14.633 nel 2017. I motivi? Diminuiscono gli immigrati incontrati da oltre 11.300 nel 2015 a poco piu' di 9.800 nel 2017: diversi si sono spostati in altre città d'Europa, altri sono tornati in patria, 'altri non sono proprio arrivati sul suolo italiano' (considerando il -80% degli arrivi).
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Le Caritas evidenziano infatti una stabilità al 31% degli italiani in difficoltà e un aumento di uomini tra i 50 e i 60 anni che faticano a trovare un'occupazione e sono ancora lontani dalla pensione: spesso vivono soli 'perche' hanno visto fallire i propri rapporti coniugali o perchè sono deceduti i genitori; diversi sono finiti a vivere in strada, anche perche' l'Emilia-Romagna e' tra le regioni con gli affitti piu' alti di Italia. È indubbiamente urgente pensare a progetti specifici per loro'.
Per la Caritas occorre favorire il re-inserimento lavorativo e garantire 'un sostegno morale e psicologico' adeguato agli italiani, specie se più avanti con l'età, rimasti soli e senza impiego. Diverse Caritas hanno creato Fondi per il lavoro o progetti specifici per l'orientamento e l'inserimento lavorativo'.

Un altro 'dato allarmante è l'aumento di richiedenti asilo: sono il 30,2% di tutti gli immigrati incontrati dalle Caritas' nel 2017. Molti hanno già il permesso di soggiorno e sanno anche parlare e capire discretamente l'italiano grazie a progetti di accoglienza, altri invece non hanno documenti e sono rimasti fuori da percorsi inclusivi 'perche' arrivati autonomamente'.
Anche qui le Caritas si sono attivate, ma 'se le nuove manovre di Governo impoveriranno i percorsi integrativi, il rischio è che sempre più migranti finiscano in strada e vengano intercettati dalla malavita, sfruttati da persone che cercano manodopera a basso costo o li usino per racket e prostituzione'. Infine, le Caritas segnalano la crescita di immigrati che sono in Italia da oltre 20 anni e si ritrovano 'in forte difficoltà', (sono oltre il 10% di quelli incontrati): 'bussano' in Caritas per un lavoro, 'molti hanno bambini piccoli, alcuni nati proprio in Italia, e non sanno come affrontare la quotidianità per garantire loro una sopravvivenza; alcune famiglie si sono dovute disgregare, dividendosi tra restare in Italia e tornare in patria'.
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