A ribadirlo è Chiara Costetti, a nome del Comitato Respiriamo Aria Pulita di Modena. La incontriamo nuovamente, insieme ad altri componenti del comitato, nel parchetto su via Don Zeno Saltini, di prima mattina, quando la foschia mitiga, ma non nasconde, la distesa di cemento amianto ammalorato, e in parte sbriciolato, che si estende per centinaia di metri quadrati a copertura di un capannone abbandonato nell'area di pertinenza della fonderie. L'ultima, in ordine dei tempo, della lunga serie di criticità dello stabilimento. Emerse in drammatica sequenza da quando il Comitato Respiriamo Aria Pulita ha iniziato ad interrogarsi sulla necessità di ridurre le emissioni odorigene ed inquinanti di uno stabilimento che sia Arpae sia Ausl avevano giudicato incompatibile con la presenza di aree residenziali già nel 2005. Una incompatibilità messa nero su bianco ma della quale il comune non tenne conto nel momento in cui diede l'autorizzazione per la costruzione di nuove case. Quelle che ancora oggi convivono con una escalation di problemi ambientali. Perché dopo la costituzione di un tavolo tecnico tra comune, proprietà, Arpa ed Usl (che su sollecitazione del Comitato), ha definito il percorso per la delocalizzazione dell'impianto (prevista al 2022), ed il piano per la riduazione delle emissioni odorigine dai due camini principali della fonderia stessa, la situazione ha continuato a preoccupare. Per diversi motivi. Tra gli ultimi quelli legati alle alte concentrazioni di benzene rilevate da Arpa nei monitoraggi della scorsa primavera e disposti in via straordinaria dal tavolo tecnico (il benzene non era mai stato rilevato prima), poi ci sono le immagini della web-cam installata dai residenti che quotidianamente registrano la fuoriuscita di fumi e polveri, soprattutto al di fuori dei camini su cui si sta conducendo la sperimentazione per la riduzione delle emissioni. Quest'ultimo oggetto di un impegno del tavolo tecnico che la scorsa primavera ne confermo' e, ultimo in ordine di tempo ma non per importanza, l'allarme legato allo stato di degrado della copertura di cemento amianto di un capannone abbandonato di pertinenza.
Eciò che esaspera ed allarma i residenti riuniti nel comitato è il fatto che tutte le criticità sono emerse non a seguito dell'attivazione preventiva degli organi competenti ma solo in conseguenza dell'attività (arrivata fino ad un esposto in procura) di controllo e di denuncia, del comitato.
Benzene, amianto e polveri, dunque, per una 'situazione ormai fuori controllo' - affermano. Recentemente, in consiglio comunale, il Comune ha bocciato la proposta di installare in zona una centralina per il monitoraggio, in continuo, degli inquinanti, compreso il benzene. Per questo il comitati da deciso di procedere con un autofinanziamento per l'installazione di una centralina in linea con gli standard di legge per questo genere di cùrilevazioni. 'Non ci spieghiamo il perché il continua ad affermare che non ci sono le condizioni per l'installazione della centralina e di fatto di fatto a negare ai cittadini il diritto di sapere che cosa stanno respirando. Poi c’è il tema del cemento amianto. Problema su cui il Comune ha promesso alcune settimane fa (anche in questo caso dopo la segnalazione di alcuni residenti con balcone vista amianto), i relativi accertamenti ma di cui, ancora non c'è traccia, nonostante l'urgenza di una situazione che, come a San Cesario sul Panaro, ha recentemente portato alla rimozione pressoché immediata su disposizione del comune attivato su denuncia del locale comitato dei cittadini, e della lista rinascita comunale, di una copertura di cemento amianto su un ex stabile industriale abbandonato.
'Siamo pronti a scendere di nuovo in strada e nei luoghi pubblici per mantenere alta l'attenzione sul problema soprattutto per ottenere dal comune e della proprietà risposte chiare e risolutive che fino ad ora non sono arrivate
Gi.Ga.


