'Le nostre verifiche in sede di interdittiva - spiega Forte - riguardano società che sono sempre nel loro ambito quindi non c'e' coinvolgimento del territorio. Sono le solite famiglie che cercano di salvare il proprio patrimonio'. Rispondendo ad una domanda del presidente della commissione, il senatore Nicola Morra del M5s, il prefetto conferma poi che uno dei metodi di 'conquista' delle aziende, l'imposizione da parte della cosca di lavoratori sottopagati coordinati da affiliati del clan, e' ancora in voga sul territorio. 'In sede di analisi di una interdittiva si è verificata l'imposizione e l'utilizzazione di manodopera all'interno del cantiere'. Anche se in modo 'marginale', si assiste inoltre ad una espansione della penetrazione anche in altri settori economici. Due interdittive su 15, infatti, hanno riguardato una erbosteria e una azienda di prodotti alimentari.
Il prefetto reggiano ritiene però che dopo il processo 'la percezione anche a livello imprenditoriale è elevata'. E mentre prima erano le aziende a cercare i favori della cosca, ora solo 'qualche imprenditore in difficoltà che ha bisogno di liquidita' si rivolge direttamente' alle organizzazioni criminali, tra cui 'il gruppo calabrese è dominante sul nostro territorio rispetto a una presenza siciliana o della Camorra'. Anche per questo Forte annuncia: 'Io sto preparando una conferenza dedicata agli imprenditori cosi' come avevo fatto due anni fa perchè penso che bisogna sensibilizzare gli operatori del settore per capire quali sono i rischi e le improvvide azioni che possono compiere, trovandosi poi coinvolti senza rendersene conto'. Inoltre, 'finito il periodo elettorale nella nostra regione avevo intenzione di procedere anche attraverso comitati per Unioni di Comuni per richiamare nuovamente l'attenzione degli amministratori locali.


