Chiamata appunto ‘vaiolo delle scimmie’, perché scoperta per la prima volta nel 1958 in alcune scimmie da laboratorio, questa rara patologia ciclicamente presente in numerose zone dell’Africa occidentale e centrale può però colpire anche altri animali, come roditori, topi, scoiattoli e conigli.
Il contagio dall’animale all’uomo è piuttosto raro, causato principalmente da contatto con fluidi corporei o croste di esemplari infetti. La trasmissione della malattia negli uomini, anch’essa piuttosto rara ma non impossibile, è invece causata non solo dal contatto con fluidi corporei del soggetto malato, ma anche dalla condivisione di biancheria e contatto ‘faccia a faccia’ prolungato. Per saperne di più la Dire ha intervistato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.
'Faccio una premessa doverosa: sembra che i problemi infettivi stiano venendo fuori solo adesso, mentre sono sempre esistiti. Oggi è solo diversa l’attenzione mediatica, rispetto a quello che avveniva nell’epoca pre-Covid, e qualunque problema, anche piccolo, viene ingigantito dai media. È come se di colpo si fosse scoperto che ci sono i tumori o le malattie cardiovascolari. Fino a due anni fa il mondo pensava che il libro delle malattie infettive fosse chiuso e questo è stato un grave errore', sottolinea l’infettivologo.
'È un virus normalmente descritto in Africa molto simile a quello del vaiolo umano – spiega Bassetti –, che grazie alla vaccinazione sappiamo ormai essere debellato nel mondo, ma che in qualche modo ha continuato a riprodursi e a contagiare le scimmie, degli esseri viventi molto simili all’uomo anche per quanto riguarda l’evoluzione delle malattie infettive. Si tratta di un virus piuttosto aggressivo e difficile da gestire nelle scimmie, che porta in molti casi alla morte degli animali, così come accade nel vaiolo dell’uomo, cioè fino a un terzo o addirittura la metà dei casi muoiono'.
'In Africa ci sono stati casi di trasmissione da scimmia all’uomo, laddove c’è stato un contatto ravvicinato, soprattutto tra chi vive nelle tribù. Il problema è che questo virus, tipicamente trasmesso dalla scimmia all’uomo o tra scimmia e scimmia, pare essere adesso trasmesso dall’uomo all’uomo per contatto diretto delle lesioni oppure attraverso le goccioline del respiro che noi eliminiamo.
Il primario della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova fa il punto sui casi già segnalati nel nostro continente: 'All’incirca una trentina: parliamo di 14 casi in Spagna, 9 in Inghilterra e 7 in Portogallo. Ma bisogna fare attenzione, perché io credo che potrebbero essercene anche molti di più'. Ai quali si aggiungo tre casi confermati in Italia, tutti in carico all’Istituto di malattie infettive Spallanzani di Roma.
'Non è una malattia semplice da diagnosticare – nota Bassetti – perché simula molto altre forme di esantemi, può assomigliare alla varicella, alla sifilide o a molte altre malattie infettive.
'Non possiamo permetterci una nuova epidemia', dice Bassetti. Ma esiste davvero questo rischio? 'Le malattie infettive contagiose, come evidentemente il virus del vaiolo delle scimmie, hanno la capacità di diventare molto diffusive. C’è però da dire una cosa – puntualizza l’esperto – : il vantaggio grande di questo virus, a differenza del Covid, è che non si trasmette molto facilmente a livello di ‘respiro’. Qui parliamo di contagi che avvengono quando c’è un contatto molto stretto, ravvicinato e continuativo, per cui è più difficile che si possa assistere ad una epidemia. Allo stesso tempo bisogna stare anche molto attenti, perché questi virus, che hanno vissuto tanto tempo negli animali e poi sono arrivati all’uomo, non sappiamo quale comportamento potrebbero avere e quale potrebbe essere la loro capacità di mutare e di diventare magari più contagiosi, oppure di assumere caratteristiche diverse. Quando un nuovo virus proveniente dal regno animale arriva negli uomini bisogna evitare che si verifichino molti casi, perché questo potrebbe voler dire, ovviamente, che esiste un rischio epidemico', conclude Bassetti.


