Non si ottenne nulla, salvo quei pochi interventi emergenziali, comunque insufficienti in un quadro complesso e critico come quello dei nostri fiumi pensili. Persino quando si tentò di agguantare il PNRR per farvi rientrare qualche opera iper-essenziale di messa in sicurezza, si dovette rinunciare per la totale assenza di progetti! Chi incolpare, se non la Regione, che è quella che commissiona all’AIPO progetti e opere?
Noi (parliamo a nome di tutti comitati) abbiamo nel nostro interno anche persone competenti; in più ci avvalliamo di pareri di persone di caratura accademica. Non offriamo soluzioni (delle quali abbiamo abbondantemente discusso con AIPO, l’ultima volta meno di due mesi fa’) ma ci limitiamo ad evidenziare con cognizione di causa criticità ed emergenze potenziali ed attendibili. Ora, in seguito all'alluvione in Romagna, sono state pubblicate interviste a docenti universitari di spicco: Armando Brath -docente di Costruzioni Idrauliche all'Unibo- sottolinea su Repubblica la fragilità del nostro sistema difensivo dalle piene e come la sicurezza dei fiumi sia limitata alle piene piccole; Stefano Orlandini -docente di Ingegneria Idraulica all’Unimore, per canto suo evidenzia sul Carlino il problema irrisolto delle tane degli animali fossori (istrici, volpi, ecc.) che rendono fragili gli argini; ciò, oltre all’esigenza improcrastinabile di aumentare le sezioni proprio degli argini, ormai inadeguate, prova ne è l’ultima rotta del Panaro a Nonantola nel dicembre 2020.
Per finire, vogliamo evidenziare con tutta la forza possibile come le norme internazionali
La Regione Emilia-Romagna ha -a questo riguardo- una posizione assolutamente indifendibile.
Vittorio Cajo’ - Responsabile Comunicazione Comitato Arginiamo
(1).jpg)


