Una espressione artistica di lunga storia e tradizione, in particolare, in questi ultimi decenni è stata addirittura demonizzata e parlo del circo equestre. Fino agli anni '90 L'Italia vantava i circhi più belli e più grandi d'Europa. Soltanto l'America con il grande Barnum e Ringlin eguagliavano gli Orfei di Nando Liana e Moira per non parlare dei grandi spettacoli offerti dai Togni.
Circhi a tre piste, moderni nella loro tecnologia di trasporto, montaggio e localizzazione dei mezzi. Veri e propri villaggi con centinaia di operai di tecnici e naturalmente di artisti di tutte le nazioni.
Accordi con il Ministero della pubblica istruzione garantiva la presenza della scuola elementare e l'assistenza sanitaria e veterinaria era pronta a intervenire in caso di bisogno.
Alcuni giorni fa sono stato intervistato da una televisione locale milanese sull'origine del circolo in Italia ed è stata l'occasione per fare un po' di storia su questo spettacolo viaggiante così unico nella storia dell'arte. Parlo di arte quindi, non solo di numeri acrobatici o equestri perché all'inizio del 1800 questi artisti itineranti attingevano anche dalla commedia dell'arte per intrattenere il pubblico tra un numero e l'altro.
Le famose comiche dei film muti avevano origine nelle piste dei circhi. Le entrate comiche erano vere e proprie sceneggiate alla Goldoni con le maschere tipiche della tradizione popolare. Le entrate comiche erano anche musicali iniziando con stonature paurose per finire con virtuosismi degni dei più grandi musicisti. Poi c'erano anche gli animali e dato che nell'Ottocento vedere animali esotici era una rarità uno zoo itinerante permetteva di organizzare visite guidate delle scuole e soddisfare la curiosità nelle persone in genere.
Naturalmente i tempi cambiano la sensibilità per gli animali è aumentata e oggi c'e una legislazione che regola il commercio e il possesso di certi animali. I circhi si sono adeguati e gli animali che tengono sono quelli permessi. Malgrado ciò è stata dichiarata una campagna di demonizzazione tale che in Italia i grandi circhi sono scomparsi.
Proprio a Milano Paride Orfei, figlio di Nando ne ha aperto una e ha avuto un grande successo formando così giovani artisti. Voglio sperare che anche da noi le cose cambino e che il circo possa riprendere quel ruolo che gli compete per storia e tradizione.
Giuseppe Guberti
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