La chiamano antimafia. Antimafia come faro per arginare la cultura legata alla criminalità organizzata. Ma anche antimafia di professione, per citare l’incompreso Sciascia. E’ qual è il totem modenese e nazionale dell’Antimafia? L’associazione che tanto bene ha fatto in 20 anni di attività, ma anche l’ente intoccabile (soprattutto per il mondo Pd-Coop) che rappresenta la lotta alle mafie? Libera. La Libera del leader carismatico indiscusso, don Ciotti. Quel don Luigi Ciotti che dopo aver aiutato col gruppo Abele migliaia di tossicodipendenti, uomini e donne nelle morsa delle dipendenze, nel marzo del ’95, a tre anni dalle stragi di Palermo, ha avuto il coraggio e l’intelligenza di creare con Libera una realtà concreta contro i soprusi delle mafie. Difficile e scivoloso fotografare le contraddizioni di una associazione così importante e preziosa per il percorso personale di molti italiani, come per esempio i tanti giovani impegnati nel periodo estivo nelle terre strappate alle mafie e nelle migliaia di presidi territoriali. Per la formazione delle coscienze e per la responsabilità nella gestione dei beni confiscati. Ma la realtà è sempre complessa e vale la pena rischiare di raccontarl a , fo s s ’anche per rendere meno inarrivabili coloro che abbiamo eletto ad eroi.
Ed è in questo contesto che tornano alla mente le parole del noto giornalista Attilio Bolzoni. Parole che - come ricordato dal senatore Stefano Vaccari - Bolzoni ha pronunciato più volte anche in Commissione Antimafia: «Bisognerebbe togliere per un paio d’anni un bel po’ di finanziamenti alle associazioni antimafia e assisteremmo ad un fuggi fuggi generale». Considerazioni che proprio su Prima Pagina recentemente sono state commentate da Vaccari stesso, dal presidente di Alleanza 3.0 Turrini e dal senatore Carlo Giovanardi. Considerazioni che è impossibile non applicare al caso pur importante e positivo, addirittura baluardo fondamentale per plasmare la resistenza alle connivenze, di Libera. Un colosso che oggi vale 5 milioni di fatturato all’anno.Don Ciotti, definito pochi mesi fa «despota» dal figlio di Pio La Torre che ha lasciato Libera, appena un anno fa era in Consiglio comunale a Modena per il conferimento della cittadinanza onoraria al pm Antonino Di Matteo e da sempre ha un legame particolare col nostro territorio. Eppure Libera negli ultimi due anni è finita nel mirino di polemiche nazionali per le ripetute dimissioni dei suoi vertici e per il suo profilo che pare sempre più di holding finanziaria.
Per essere precisi il referente provinciale di Libera (nel modenese l’associazione conta 200 soci e 14 associazioni iscritte) è il professore universitario Maurizio Piccinini (che ha sostituito lo scorso anno Gerardo Bisaccia, responsabile Arci per Vignola), mentre nell’ufficio di segreteria siedono anche Franco Zavatti della Cgil e Mara Fonti (madre del giornalista del gruppo Espresso Giovanni Tizian). Comunque, se l’elenco completo dei vertici modenesi preciso non è disponibile on line (come del resto quello nazionale), il vero simbolo di Libera a Modena è indubbiamente Vincenza Rando. Come non vi sono dubbi sul legame che lega a doppio filo la stessa Rando col mondo Pd.
Da Modena a livello nazionale. Libera raccoglie oltre 1.500 associazioni e gestisce 1.400 ettari di terreni confiscati alle mafie con un fatturato che, come detto, supera i 5 milioni di euro all’anno. Libera nel 2015 (i dati sono pubblicati sul sito) ha chiuso il bilancio con un avanzo di 44.765 euro (erano 207.317 nel 2014). L’associazione vive di quote associative (30 euro a tessera per 210.881 euro nel 2015), ma soprattutto di 5 per mille (700.237 euro, in aumento sul 2014) e di contributi dalla Fondazione Unipolis per 70mila euro (la Fondazione Unipol che fa riferimento alla Legacoop, che guarda caso parla di Libera come del faro nelle tenebre dell’illegalità e della «più grande esperienza di risveglio delle coscienze» per citare il presidente di Alleanza 3.0 Adriano Turrini). Infine vive di lasciti ereditari (nel 2015 187.097 euro) e di campagne di raccolta fondi (nel 2015 un milione e 153mila euro). Libera sul 2015 ha avuto disponibilità liquide per un milione e 460mila euro (contro gli 883mila del 2014) e crediti per 977.834 euro. Un bilancio che declinato su Modena è stato presentato e approvato un mese fa. Presentazione però nota solo ai soci, non essendo il bilancio di Modena (così come l’organigramma) disponibile a tutti.
«La sensazione è che tutto sia cambiato, a partire dall'idea stessa di antimafia, oggi fagocitata dal sistema, diventata anch’essa un pezzo di sistema, perché sempre più succube della necessità di assicurarsi risorse finanziarie. Qual è la reale capacità di denuncia di un’antimafia che è appesa ai finanziamenti pubblici e appare sempre più consociativa al potere che tiene i cordoni della borsa?». Così Giuseppe Pipitone in un articolo del Fatto Quotidiano dello scorso dicembre. Una conclusione che citiamo volentieri e che possiamo fare nostra. Sapendo che nella nostra terra il potere e i cordoni della borsa pubblica sono in mano al mondo che ruota intorno al Pd e al sistema cooperativo. E allora qual è la reale capacità di oggettività di Libera che, con questo mondo, va a braccetto?
Non solo. Pur lasciando a Libera la ‘purezza’ predicata da don Ciotti, sulla quale non abbiamo dubbi, quanto la leader modenese Rando ha beneficato del suo ruolo nell’as so ci azione per ottenere incarichi istituzionali nella Regione di Bonaccini e non solo? Nulla di illecito ovviamente, ma è questione di opportunità. Se la legalità non è nè di destra nè di sinistra, l’accettare incarichi politici quanto vincola? Se l’essere avvocato di Libera apre porte di successo ed economicamente vantaggiose, il dire sì alle prestigiose proposte targate Pd non toglie forse libertà al ruolo chiave che la Rando stessa ha nella associazione? Privilegi che i tanti giovani che credono nel verbo antimafia di don Ciotti e impegnano il loro tempo per questo, non hanno e che forse non si sentono ancora traditi, ma certamente si cominciano a chiedere se i dirigenti della loro associazione siano davvero animati semplicemente dal medesimo entusiasmo.
Leo

