Sulla crisi economica e organizzativa della sanità emiliana, interviene con una lettera aperta a Mattia Altini, direttore generale Ausl, il consigliere comunale Paolo Ballestrazzi. Ecco il suo intervento.
Egregio Direttore Altini,
vorrei analizzare due notizie di oggi, intimamente legate: la prima, d'ordine nazionale, pubblica la denuncia dell' economista Marco Fortis che stima in 80 miliardi il costo della burocrazia; l'altra, più modesta ma che ci riguarda da vicino, riferisce che il sostituto “temporaneo” del medico di base ad Albareto può “stilare” solo ricette rosse.
E' innegabile che i cittadini esprimano preoccupazione perchè, in entrambi i casi, sono loro che devono far fronte ad un inutile esborso.
Se poi guardiamo alle decisioni della vicina Bologna, dove hanno definitivamente chiuso i Cau del Sant'Orsola e del Maggiore - per manifesta inutilità - c'è poco da stare allegri. Infatti, anche a Modena, i Cau non hanno portato alcun miglioramento effettivo alla “qualità” della prestazione sanitaria perchè se dobbiamo prestar fede alle statistiche, le frequentazioni sono significative solamente nei giorni festivi e pre-festivi, quando, cioè, il medico di base non è presente.
Il fallimento, come Ella ben sa, dipende da due fattori: il primo che la funzione di “filtro”, per la quale avrebbero dovuto legittimarsi, è andata immediatamente esaurendosi rivitalizzando un odioso “rimpallo” coi medici di base o i Ps; la seconda che, per la gratuità, è stata interpretata da molti come una vantaggiosa scorciatoia, magari anche soltanto per ottenere un certificato di malattia in tempi rapidissimi.Purtroppo anche questo fallimento non è stato a “Costo Zero” ma deve necessariamente sommarsi agli inutili sprechi che il modello burocratico-organizzativo delle nostre aziende impone alle tasche dei nostri cittadini.
Per non dire dei disagi che i pazienti hanno dovuto sopportare cui, per ovviare, a Bologna si sono inventati le Aggregazioni Funzionali Territoriali – ovviamente da finanziare - “senza che venga meno il rapporto fiduciario tra i cittadini ed il loro medico”. E questo, veramente, resta un pianeta tutto da esplorare perchè, francamente, non si capisce dove si possano trovare quei medici, infermieri ed operatori che non si sono trovati per far funzionare i Cau.
La situazione è difficile ma il giudizio è impietoso. Come ha osservato la Fondazione Gimbe, è vero che le risorse scarseggiano ma occorre spendere meglio perchè gli sprechi abbondano.
Con il dovuto ossequio.
Paolo Ballestrazzi

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