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Nuova 'moschea' a Modena est? Allarme dei residenti per cantiere in via Indipendenza

Nuova 'moschea' a Modena est? Allarme dei residenti per cantiere in via Indipendenza

Nello stabile di un ex laboratorio artigiano al via lavori di demolizione e ricostruzione commissionati dall'Unione turco islamica che già gestisce il centro di via Pellegrino Munari


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Un cartello di cantiere e avvio ai lavori in un ex capannone artigiano in via Indipendenza a Modena Est sta preoccupando i residenti, non solo per l'impatto ambientale ed acustico dei lavori, che prevedono demolizioni e ampliamenti per un anno di cantiere, ma per la possibile funzione che quello stabile potrebbe assumere in futuro, ovvero un centro culturale islamico e moschea. La committenza dell'intervento quanto meno lo lascia presagire: Ditib Italia, l’Unione turco-islamica per gli affari religiosi. Si tratta della stessa sigla che gestisce già il noto centro di Via Pellegrino Munari e che appare, con tanto di nome del referente nazionale, sull'obbligatorio cartello informativo di cantiere. Quello di via Pellegrino Munari è formalmente centro culturale islamico, ma di fatto è promosso come luogo di culto anche sulle pagine Facebook, dove le informazioni principali riguardano gli appuntamenti e i raduni della preghiera.

Sul cartello di cantiere a Modena est è già stato riportato il numero della Scia in cui risultano i lavori di demolizione e ampliamento del fabbricato laboratorio e 3 ditte elencate per la esecuzione dei lavori. In sostanza se l'intenzione dell'Unione delle comunità turche è quella di realizzare attività che la stessa Unione già gestisce nella sede di via Munari, allora ci troveremmo di fronte alla realizzazione di uno spazio dedicato al culto.
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Centro culturale ufficiale e moschea di fatto. Ipotesi, certo, ma presumibili da ciò che il soggetto giuridico committente già fa in Italia e a Modena. L'indirizzo della committenza riportato sul cartello di cantiere corrisponde infatti al luogo di Milano in cui c'è un centro culturale islamico il cui referente è proprio colui che risulta come committente del nuovo intervento in via Indipendenza e della Unione che già gestisce il centro in via Munari. Ricordiamo che a Modena ufficialmente e urbanisticamente l'unica moschea utilizzabile come tale è quella di via delle Suore, anche se, come detto, in via Munari le preghiere con centinaia di fedeli e i sermoni negli spazi vengono promossi e pubblicato come attività principale.

E se questo è il modello consolidato di azione nelle varie sedi dell'unione sul territorio, è legittimo chiedersi se l'operazione di via Indipendenza non sia una replica, in forme potenzialmente maggiori, di quanto sta accadendo in via Munari. Perché un'associazione che ha già un'ampia sede a ridosso della stazione ferroviaria decide di investire 250.000 euro (questa è la cifra riportata sul cartello di cantiere), per ristrutturare ed espandere un capannone industriale?
Il quartiere è destinato a ospitare un nuovo polo religioso?
Le attuali norme urbanistiche del Comune di Modena lo consentono o basta dichiarare un centro culturale, come del resto il vicesindaco a Modena aveva già suggerito di fare in via Spontini, per potere avere le porte aperte senza ostacoli?
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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