Sul cartello di cantiere a Modena est è già stato riportato il numero della Scia in cui risultano i lavori di demolizione e ampliamento del fabbricato laboratorio e 3 ditte elencate per la esecuzione dei lavori. In sostanza se l'intenzione dell'Unione delle comunità turche è quella di realizzare attività che la stessa Unione già gestisce nella sede di via Munari, allora ci troveremmo di fronte alla realizzazione di uno spazio dedicato al culto. Centro culturale ufficiale e moschea di fatto. Ipotesi, certo, ma presumibili da ciò che il soggetto giuridico committente già fa in Italia e a Modena. L'indirizzo della committenza riportato sul cartello di cantiere corrisponde infatti al luogo di Milano in cui c'è un centro culturale islamico il cui referente è proprio colui che risulta come committente del nuovo intervento in via Indipendenza e della Unione che già gestisce il centro in via Munari. Ricordiamo che a Modena ufficialmente e urbanisticamente l'unica moschea utilizzabile come tale è quella di via delle Suore, anche se, come detto, in via Munari le preghiere con centinaia di fedeli e i sermoni negli spazi vengono promossi e pubblicato come attività principale.
E se questo è il modello consolidato di azione nelle varie sedi dell'unione sul territorio, è legittimo chiedersi se l'operazione di via Indipendenza non sia una replica, in forme potenzialmente maggiori, di quanto sta accadendo in via Munari. Perché un'associazione che ha già un'ampia sede a ridosso della stazione ferroviaria decide di investire 250.000 euro (questa è la cifra riportata sul cartello di cantiere), per ristrutturare ed espandere un capannone industriale?
Il quartiere è destinato a ospitare un nuovo polo religioso?

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