Opinioni Lettere al Direttore

Strage di Modena, gli abbracci invocati dalle istituzioni non servono, quando la gente viene falciata in strada

Strage di Modena, gli abbracci invocati dalle istituzioni non servono, quando la gente viene falciata in strada

Si sta respirando un’aria sempre più insalubre in Italia, e Modena ne è un esempio lampante: la tolleranza si declina solo nel modo in cui qualche gruppo vuole


3 minuti di lettura

Gentile direttore,

Banalmente ma sinceramente desidero ringraziare chi ha bloccato l’autore della strage di sabato, in primis Luca Signorelli, che ha innescato un meccanismo virtuoso per cui quest’ultimo potesse essere immobilizzato da altri che sono giunti in suo aiuto. Perdoni ancora la banalità che non cambierà lo status quo, ma voglio esprimere un indicibile dolore per la sorte toccata a chi, in una tipica giornata di svago, sarà costretto a convivere con metà corpo.

Tutto questo ha fatto scattare in me riprovazione per la retorica che si spreca in tali occasioni e per le coperture che si costruiscono ad hoc per giustificare l’ingiustificabile. Anch’io, come credo tanti italiani, sono stata senza lavoro per un periodo prolungato: non per questo ho commesso una strage. 

Si ha timore di dire la verità: la mancata integrazione. E si decide di stendere un velo di ipocrisia inneggiando all’unità: peccato che questi moniti arrivino proprio da chi, a fronte delle segnalazioni di cittadini esasperati dalla mancanza di sicurezza, sta continuando a fare orecchie di mercante. Stupisce la solerzia con cui Comune e Curia si sono affrettate a fare tali dichiarazioni, ben sapendo di non avere tutte le carte in regola per farle. 

Si sta respirando un’aria sempre più insalubre in

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Italia, e Modena ne è un esempio lampante: un’aria in cui la tolleranza si declina solo nel modo in cui certi gruppi decidono di declinarla, pena l’assenza di spazio mediatico, l’impossibilità di cartellonistica invece concessa con generosità a chi si allinea a un certo pensiero, le mancate convocazioni a tavoli di discussione volti a restituire dignità a una città in balia di se stessa.

Degli abbracci invocati dalle istituzioni, quando la gente viene falciata in strada, non sappiamo cosa farcene. Modena oggi non ha bisogno dell’ennesima piazza simbolica a targa piddina. Ha bisogno di sicurezza vera, di comprensione del problema nella sua vera essenza: certe culture non intendono integrarsi. Chi continua a vivere esclusivamente nella sua comunità d’origine, a stabilire conoscenze e affettività solo all’interno della propria etnia, a non usufruire di quelle occasioni culturali che l’Occidente offre, non è integrato: qualcuno mi dimostri che sto sbagliando.

Sindaco e giunta si guardino allo specchio e si chiedano, onestamente, perché si è arrivati sin qui. Tutto il resto è aria fritta.

Posso immaginare che, data la natura della mia missiva, questa non troverà spazio sulla sua testata: una ragione in più per rimanere convinta di quanto ho detto.

Con profonda indignazione

Lorella Manfredini 


Viceversa credo lei ponga un tema vero.

Sono d'accordo, gli abbracci, la retorica non guariscono le ferite fisiche, ma una comunità, qualsiasi comunità, nei momenti di prova ha bisogno di questi riti collettivi. Il sindaco e le istituzioni non potevano far altro. Senza nascondere il fatto che tali riti - per loro natura - non sono mai completamente inclusivi. Quando si invoca un 'noi', parallelamente si crea automaticamente un 'loro' e di solito, nella mente di chi lo fa, il 'noi' è buono e il 'loro' è cattivo. Sono dinamiche umane. Siamo fatti così. Nel merito certamente servono politiche diverse sul tema dell'integrazione, dell'immigrazione, della tutela sanitaria di chi è affetto da problemi di salute mentale. Sapendo che non esistono linee di demarcazione nette e che la radicalizzazione (anche religiosa) spesso fa breccia proprio nelle menti deboli.

Grazie del suo contributo.

Giuseppe Leonelli

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