Caro direttore,
Seguo con partecipazione il dibattito cittadino sulla salvaguardia del Cinema Astra, presidio di cultura e di sano svago che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per Modena. È giusto e persino necessario mobilitarsi per conservarne la funzione e il valore simbolico.
Proprio per questo, però, sento l’urgenza di allargare lo sguardo. Con lo stesso trasporto, con la medesima energia civile, è indispensabile rivolgere attenzione anche alle numerose chiese storiche della città, molte delle quali versano in condizioni che non esiterei a definire preoccupanti: intonaci scrostati, muffe diffuse, infissi obsoleti, umidità persistente. Segni evidenti di un degrado che non è soltanto materiale, ma anche culturale.
Per ragioni professionali e per inclinazione personale, ho occasione di percorrere lo stivale da Nord a Sud. Questo mi consente un confronto diretto con realtà urbane che, pur tra numerose difficoltà, riescono a mantenere vivo e dignitoso il proprio patrimonio ecclesiastico. Da qui nasce una riflessione che desidero condividere: Modena rischia di trascurare una parte fondamentale della propria identità.
Non allego fotografie né elenco edifici specifici. Ritengo che non ce ne sia bisogno: chi vive la città conosce bene le situazioni a cui mi riferisco.
Per chi avesse dubbi, basterebbe un breve reportage delle vostre redazioni per restituire con chiarezza la portata del problema.L’architetto Renzo Piano ha affermato: “Un edificio non è solo un riparo, ma un frammento di città e di memoria collettiva.” E ancora, in modo altrettanto incisivo, il suo collega veneziano Carlo Scarpa ricordava come “conservare non significhi fermare il tempo, ma accompagnarlo con rispetto.” Sono parole che invitano a una responsabilità condivisa: quella di custodire ciò che ci definisce come comunità.
Il mio è quindi un appello rivolto a tutti – istituzioni, cittadini, operatori culturali – indipendentemente dal ruolo che ciascuno ricopre. Salvaguardare un cinema è importante. Salvaguardare un patrimonio diffuso, fatto di luoghi che raccontano secoli di storia e che ancora oggi rappresentano presidi di trascendenza, bellezza e appartenenza, lo è altrettanto. Avere uno sguardo a metà penalizza tutti.
È il momento di ritrovare quello sguardo attento e quell’amore concreto per ciò che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi, ma che rischiamo di vedere davvero solo quando è ormai troppo tardi.
Con il vivo auspicio che questo appello non cada nel vuoto, la saluto cordialmente
Giampiero Savelli



