Caro direttore,
3243 denunce tra gli estremisti di sinistra negli ultimi mesi. 425 poliziotti feriti. Numeri che, in un Paese normale, imporrebbero una condanna unanime e senza ambiguità. E invece nulla: dalla sinistra istituzionale, a ogni livello, non arriva una presa di distanza chiara. Nemmeno davanti a episodi di nostalgia per il terrorismo si trova il coraggio di dire una parola definitiva.
Ed è dentro questo contesto che va letta anche la situazione di Modena. Perché ciò che accade a livello nazionale trova una traduzione concreta nelle scelte — o nelle non-scelte — dell’amministrazione locale.
A Modena lo spaccio è ormai strutturale e visibile: ex Manifatture Tabacchi, Parco Ducale, zona Sacca. Non si tratta più di emergenze, ma di una gestione che appare improntata alla tolleranza più che al contrasto. L’amministrazione comunale continua a rincorrere il problema con soluzioni tampone, quando non dà l’impressione di volerlo semplicemente contenere e rendere “accettabile”.
Il risultato? Scene quotidiane che parlano da sole: cittadini costretti a convivere con degrado e consumo di droga sotto casa, spazi pubblici sottratti alla collettività, quartieri lasciati a se stessi. E mentre questo accade, dal Comune non arriva una risposta all’altezza: solo dichiarazioni rassicuranti e interventi che non incidono davvero.
Sul fronte della sicurezza, il quadro non è migliore.
Il disagio cresce, la percezione di insicurezza è sempre più diffusa e concreta, ma l’amministrazione continua a minimizzare, quasi infastidita da chi solleva il problema. Come se raccontare ciò che i cittadini vivono ogni giorno fosse esagerazione, e non realtà.Ancora più discutibili sono le scelte sulle priorità: fondi pubblici indirizzati verso politiche ideologiche mentre decoro urbano, manutenzione e vivibilità passano in secondo piano. Si investe in operazioni di immagine e in progetti scollegati dai bisogni immediati dei cittadini, mentre intere zone della città scivolano nel degrado.
Nel centro storico, la risposta sembra essere una sola: moltiplicare tavolini e occupazione di suolo pubblico, come se bastasse riempire gli spazi per risolvere il problema della sicurezza. Una strategia che appare più come una resa mascherata che come una visione.
Eppure, ciò che colpisce di più è la reazione dei cittadini: troppo spesso rassegnata, quando non assente. C’è chi continua a giustificare e chi preferisce non votare, come se tirarsi fuori bastasse a lavarsi la coscienza. Non è così.
Davvero i modenesi ritengono tutto questo accettabile?
O forse la verità è che si è scelto di non vedere, di non reagire, di non disturbare un equilibrio che ormai conviene solo a chi lo gestisce.
Perché una città che smette di pretendere, di criticare e di scegliere non è governata: è semplicemente lasciata andare.
Cordialmente
Giacomo Cassinotti



