Gentile direttore,
Scrivo da affezionato osservatore – e, ahimè, sempre più annoiato cittadino – per segnalare una sensazione che ormai non è più solo personale, ma diffusamente percepibile: Modena è diventata prevedibile. E la prevedibilità, si sa, è la forma più elegante della noia.
Una città oggi ripiegata su un repertorio stanco, fatto di abitudini intoccabili e idee conservate sotto naftalina da almeno qualche decennio. Guai a metterle in discussione: si rischia di incrinare quel delicato equilibrio di autocompiacimento che tiene insieme il dibattito pubblico locale. O meglio, ciò che ne resta.
Il copione è sempre lo stesso: qualcuno osa avanzare una critica – magari supportata da dati, esperienze diverse, esempi concreti – e la reazione è una levata di scudi che oscilla tra il piccato e l’offeso. Non sia mai che Modena, nella sua rassicurante autoreferenzialità, debba anche solo prendere in considerazione l’idea di migliorarsi.
Emblematico, in questo senso, è stato il recente episodio che ha visto protagonista il comandante della polizia locale di Ferrara, invitato – con intento evidentemente temerario – a illustrare strategie che altrove hanno prodotto risultati tangibili nella lotta a criminalità e degrado. Apriti cielo.
Più che un confronto, è sembrata una rievocazione storica di barricate ideologiche, con tanto di strali lanciati in ogni direzione.Il tutto impreziosito da un intervento del sindaco che, più che guidare un dialogo, è parso interpretare il ruolo di un sovrano un tantino permaloso, poco incline a tollerare suggerimenti provenienti da “terre straniere”. Il risultato? Un dibattito abortito sul nascere.
A uscirne con dignità, paradossalmente, sono stati proprio gli esterni: il comandante ferrarese e il suo sindaco, che, forti di numeri e risultati, si sono trovati a fronteggiare non argomentazioni, ma reazioni stizzite e un po’ infantili. Non proprio il massimo per una città che ama definirsi moderna, aperta e pragmatica.
Nel frattempo, i cittadini restano sospesi tra un senso crescente di insicurezza e una narrazione edulcorata che tende a minimizzare tutto, in nome di un buonismo ormai più rituale che sostanziale. Ma anche questo, in fondo, rientra nella prevedibilità: problemi complessi, risposte semplici (e spesso inefficaci), discussioni sterili.
E così Modena, oltre a tutto il resto, è diventata noiosa. Non perché manchino le risorse o le capacità, ma perché ha perso il gusto del confronto vero, quello che mette in discussione, che disturba, che costringe a pensare.
È arrivato il momento di cambiare disco.
Con sincera preoccupazione
Ermanno Tagliaferri



