I numeri parlano da soli
Lo scambio di battute tra Fabbri e Mezzetti sul 'modello Ferrara' ha fatto sorridere tutti, ed era nei toni giusti tra due persone che si conoscono e si rispettano. Ma al di là della goliardia, quell'episodio ha detto qualcosa di molto serio. E chi vuole capire, capisca.
Alle elezioni comunali di Ferrara del giugno 2024, Alan Fabbri è stato rieletto sindaco al primo turno con il 57,88% dei voti. Il dato davvero significativo però è un altro: la sua lista civica personale — staccata dalla Lega, si badi bene — ha ottenuto da sola 20.934 voti, pari al 30,56% di tutti i voti espressi. Per dare la misura di cosa significhi: alle europee dello stesso giorno la Lega a Ferrara si era fermata all'8,54%. Fabbri vale quasi quattro volte il suo partito di provenienza. Questo non è un politico di partito: è un amministratore che ha costruito un consenso personale, trasversale, fondato sui risultati concreti. A 45 anni è sindaco per la quarta volta, con un curriculum che include il ruolo di vice-commissario per la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012.
È esattamente il profilo di cui Modena ha bisogno nel 2029.
Il precedente che il PD ha già creato
C'è un argomento che dovrebbe togliere ogni alibi al centrodestra modenese. Il PD — partito di governo di questa città da ottant'anni, con una tradizione di candidature interne ferrea quanto il suo radicamento — ha avuto per la prima volta il 'coraggio politico' di candidare a sindaco una persona senza la tessera del partito. Lo ha fatto per risolvere l'affollamento di candidati interni, certo, ma lo ha fatto. E quella scelta — comunque la si giudichi nel merito — ha stabilito un precedente importante: anche a sinistra si è capito che per governare una città complessa come Modena, in un momento difficile, può servire qualcuno che sia più grande del partito
Se il PD ha trovato questo coraggio, a maggior ragione il centrodestra — che non governa Modena da ottant'anni e che ha quindi tutto da guadagnare e poco da perdere — dovrebbe essere non solo disponibile, ma entusiasta all'idea di avere un Cavaliere Bianco di quel calibro. Un candidato collaudato, con un track record amministrativo eccezionale, capace di parlare oltre i propri elettori naturali e di intercettare quella vasta area di modenesi stanchi che non si riconoscono né nell'uno né nell'altro campo.
Accantonare l'amor proprio
Lo dico senza piacere di critica, ma con la franchezza che il momento richiede. Vincere a Modena nel 2029 — e sarebbe una vittoria Storica, con la S maiuscola — richiede un candidato che non sia percepito come l'espressione di questo o quel calcolo di corrente, che non paghi il prezzo dei personalismi interni, che parli ai modenesi come amministratore prima che come politico di parte. Fabbri è partito dalla Lega, ma oggi brilla di luce propria. Questo non è un limite: è esattamente il punto di forza.
Il centrodestra modenese lo capisca per tempo, accantonando l'amor proprio e i risibili calcoli di visibilità personale che troppo spesso hanno frenato la costruzione di un'alternativa credibile.
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