Egregio direttore,
lunedì scorso, dopo la lettura della mozione del Pd appoggiata dagli altri gruppi di maggioranza, eccetto uno, le cittadine ed i cittadini astanti, in segno di protesta, hanno abbandonato l’aula consiliare.
In assemblea ed alla stampa, l’assessore Francesca Maletti, allo scopo di velare le proteste dei residenti Sacca, ha citato i dati avuti dalla Polizia Locale ma essi riguardano fenomeni di cronaca che nulla hanno a che vedere con le segnalazioni e con le lamentele dei residenti e degli esercenti conseguenti alle continue incivili, malamente esemplari e mortificanti scene di degrado, dopo l’apertura, in un capannone industriale, da un anno a questa parte, del Drop-In in area Sacca.
Ciò, si badi bene, nel bel mezzo di abitazioni, palestre, chiese di varie fedi, studentato e scuole e di esse una materna di rimpetto, esercizi di servizio e commerciali, supermercati, scalo ferroviario e parcheggi pendolari, rivendite etniche di alcolici aperte anche di notte, rivendite umane ambulanti di sostanze stupefacenti ed un convento. Una biblioteca. Per non tacere del mal vivere rappresentato dalla popolazione R-Nord e della «valle di lacrime» per i residenti di riviera ad essa che porta il nome secolare di parco XXII Aprile.
In Comune di Modena tutti si infervorano per la cura post come, per converso, tutti tacciono in merito alla prevenzione.
Tutti si animano e si lodano per il bene che si fa agli emarginati ma al contempo tacciono del male che si fa ad un’ampia comunità.L’assessora Maletti, ha poi aggiunto alla lettura dei fatti di cronaca non coerenti al Drop-In, anche informazioni parziali o incomplete riguardanti la previa presenza in area del camper con la modalità on the road.
Non ha detto o pare non aver detto, l’assessore (probabilmente non o male informata) che, prima quando c’era il camper «on the road» come lo definisce l’assessora, gli operatori facevano meno ore e le persone si dileguavano. Non ha detto o pare non aver detto, che, prima, erano soltanto persone tossicodipendenti, mentre oggi in via Giulio Benassi vengono ospitati giornalmente sbandati e senza fissa dimora non tossici. Non ha detto o pare non aver detto che oggi, si concentrano persone che vengono da fuori Città e che usufruiscono dei servizi anche persone che hanno casa, non solo i SFD. Non ha detto o pare non aver detto che, quando chiudono il centro, le persone restano in zona creando problemi sul quartiere.
Come noto, Il Drop- in, rappresenta un servizio di riduzione del danno previsto dai LEA. Solitamente il servizio è dislocato nei luoghi di presenza di tossicodipendenti attivi.
Quando era in funzione l'unità mobile drop in «on the road» il servizio era attivo solo la mattina e gli utenti venivano trasportati in località Collegara (quindi ben fuori Città) per fare la doccia e per rifocillarsi. Ciò impattava solo per poche ore al giorno sull’area Sacca. Inoltre, ai contribuenti, l’unità mobile comportava costi inferiori rispetto al capannone di via Benassi, fra l’altro, edificio non consono all’accoglienza. Il primo disponibile pur di aprire in zona Sacca, alla faccia della sempre sbandierata cura ed attenzione alle periferie.
L’aggravante rispetto al passato è determinata anche dall’aver consentito di fare nel medesimo luogo, oltre all’accoglienza giornaliera a sbandati ed a senza fissa dimora, pure l'accoglienza invernale per essi, con conseguente presenza di essi per l’intera giornata nel rione Sacca e nelle aree limitrofe ad esso.
Il bando che supera i 100mila euro annuali (in realtà per 5 mesi) in passato prevedeva l'accoglienza in strutture quali vari alberghi dislocate in contesti periferici proprio per ridurre la presenza di tossicodipendenti nei centri abitati.
L’Amministrazione quest'anno ha deciso di autorizzare un'accoglienza invernale in un capannone pertanto in un locale che parrebbe avere un’altra destinazione d'uso e ciò, se così, in barba alle norme edilizie. C’è altresì da chiedersi se, inoltre, si sia tenuto conto del fatto che, autorizzando l'accoglienza invernale nel medesimo luogo in cui si svolgono le attività giornaliere tipiche del drop in, i costi di struttura siano già coperti dal bando di gara riguardante il Drop-In stesso. Un altro arcano su cui anche i consiglieri comunali di maggioranza, i quali dovrebbero rappresentare il popolo e non la giunta come invece spesso fanno, hanno il dovere di svelare.
Deve essere necessariamente trovato un luogo più consono lontano da luoghi di socializzazione in genere e da abitazioni. Invece di muovere le persone necessitanti cure ed assistenza, si muova e si adoperi chi è sovvenzionato dai cittadini.
Camillo Po



