Ho fatto parte in gioventù del gruppo di volontariato retto da Don Flaviano di Torino 'Volontari della Sofferenza', per il sostegno dei malati di SLA. Ho davvero visto la sofferenza, ma ho anche visto la speranza, l'amore, il genio e il miracolo...
Ricordo un giovane aviatore di 39 anni, riverso eternamente su una specie di letto, egli sempre con la sua giacca di aviatore ornata di decorazioni. Ricordo l'eterno grido di dolore delle mamme: 'Cosa ne sarà di lui (o di lei) quando io non ci sarò più?'. Ma sopratutto mi ricordo di Marisa Betassa, una ragazza trentenne figlia di un operaio della Fiat e di una bancarellista... Marisa, impedita nei movimenti praticamente totalmente, ma con un cervello fino; anzi, finissimo. Marisa era dipendente dagli altri per tutto; faceva fatica a parlare e aveva bisogno di tutto, non riusciva neppure a stare seduta da sola e a reggere la testa. Ovviamente, non riusciva neppure a mangiare da sola e si esprimeva con grande lentezza e molti sforzi. Ebbene, questa ragazza si è laureata in psicologia, studiando con la testa appoggiata di lato su un grosso supporto e leggendo con un occhio... Scrisse la sua tesi grazie al padre che le comprò una macchina da scrivere d'occasione, confezionando le anche una specie di visiera dotata di un bastoncino collocato sulla parte frontale. Marisa scrisse la sua tesi così: muovendo la testa e cercando di battere sul tasto giusto della macchina da scrivere con il bastoncino, (forse riuscirà a farlo anche quel signore che si è permesso di offendere una specie tra quelle più amate dal Signore). Ebbene, anni dopo, Marisa si è sposata e ha anche fondato una comune per i sofferenti come lei. Questo è il libro che ha scritto.

Vittorio Cajò



