'Una politica miope per un bene finito. Immaginiamo di protrarre questa politica all’infinito, ci troveremo un giorno ad avere esaurito le risorse, dopo aver devastato in modo irreparabile il territorio, poi che si farà, dove si prenderanno gli inerti? Serve una strategia di uscita dall’uso degli inerti, allo stesso modo in cui serve una strategia di uscita dall’uso del petrolio. Per quel che riguarda la ghiaia esistono già soluzioni alternative, ad esempio i rottami delle demolizioni edilizie. Le soluzioni alternative vanno incentivate, così come bisogna investire in ricerca per trovare nuove soluzioni. La pubblica amministrazione deve farsi parte attiva in una politica di uscita dall’uso degli inerti, in particolare la regione, competente in materia - aggiunge Carini -. Uno dei mezzi possibili per orientare il mercato è quello di rendere poco conveniente l’uso della ghiaia adeguandone il prezzo ai danni prodotti. Ricordiamo che viene estratta da terreni agricoli di pregio che non verranno più coltivati, perciò oltre al danno ambientale c’è una perdita permanente in termine di attività economica e di occupazione. Oggi la regione Emilia Romagna chiede ai cavatori 0,7 euro per metro cubo, cui si aggiunge una richiesta da parte dei comuni, a Castelfranco Emilia è di 0,9 euro al metro cubo (cifre simili vengono chieste negli altri comuni). In totale i cavatori pagano 1,6 euro al metro cubo. Queste cifre vanno adeguate. La ghiaia deve costare di più per disincentivarne l’uso, la politica di calmierare i prezzi è sbagliata e nel tempo si può rivelare addirittura antieconomica'.
'Cave, basta usare il territorio come un bancomat'
'In totale i cavatori pagano 1,6 euro al metro cubo. Queste cifre vanno adeguate. La ghiaia deve costare di più
'Una politica miope per un bene finito. Immaginiamo di protrarre questa politica all’infinito, ci troveremo un giorno ad avere esaurito le risorse, dopo aver devastato in modo irreparabile il territorio, poi che si farà, dove si prenderanno gli inerti? Serve una strategia di uscita dall’uso degli inerti, allo stesso modo in cui serve una strategia di uscita dall’uso del petrolio. Per quel che riguarda la ghiaia esistono già soluzioni alternative, ad esempio i rottami delle demolizioni edilizie. Le soluzioni alternative vanno incentivate, così come bisogna investire in ricerca per trovare nuove soluzioni. La pubblica amministrazione deve farsi parte attiva in una politica di uscita dall’uso degli inerti, in particolare la regione, competente in materia - aggiunge Carini -. Uno dei mezzi possibili per orientare il mercato è quello di rendere poco conveniente l’uso della ghiaia adeguandone il prezzo ai danni prodotti. Ricordiamo che viene estratta da terreni agricoli di pregio che non verranno più coltivati, perciò oltre al danno ambientale c’è una perdita permanente in termine di attività economica e di occupazione. Oggi la regione Emilia Romagna chiede ai cavatori 0,7 euro per metro cubo, cui si aggiunge una richiesta da parte dei comuni, a Castelfranco Emilia è di 0,9 euro al metro cubo (cifre simili vengono chieste negli altri comuni). In totale i cavatori pagano 1,6 euro al metro cubo. Queste cifre vanno adeguate. La ghiaia deve costare di più per disincentivarne l’uso, la politica di calmierare i prezzi è sbagliata e nel tempo si può rivelare addirittura antieconomica'.
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