“Condanno la violenza sulle donne, ma condanno anche la violenza inferta dalle donne”. Quella violenza che per Luca Cioffo, 42 anni, originario di Caserta ma sempre diviso fra Emilia Romagna e Andalusia, fra politica ed imprenditoria con un passato politico nell'Udeur di Mastella come sottosegretario al Ministero della giustizia e commissario Regionale Emilia Romagna, è meno percepibile, se vista da fuori, perché più sottile, perché espressa sul piano psicologico, ma per questo capace di fare ancora più male, nel tempo, anche di quella fisica.
Quella violenza che spesso allontana gli affetti, quella che dipinge come mostri uomini che non lo sono, quella che fa perdere ai bambini i loro papà. Facendoli dimenticare, anzi rimuovere. Forzatamente, in modo innaturale.
E' in questo genere di violenza subita che si inquadra la storia che Luca Cioffo ha raccontato a La Pressa, rivolgendosi con un appello pubblico direttamente a quella che lui denuncia essere la fonte di questa violenza, la suocera. La sua è una storia vera, anche se a tratti incredibile e che abbiamo scelto di raccontare non solo perché Luca ha scelto La Pressa per diffondederla ma perché emblematica proprio di quella violenza che troppo spesso fa da contorno alle storie di uomini che pur sbagliando come uomini, non vogliono sbagliare come padri o almeno, per i loro figli, vogliono esserci.
Sempre. E che, come è accaduto a Luca, vogliono continuare a battersi non solo per loro, ma per la loro famiglia. Luca oggi ha vinto la sua battaglia, contro sé stesso, contro il mondo intero perché può sorridere abbracciando orgogliosamente sua moglie e sua figlia. In un normale quadretto di famiglia, si direbbe, ma che normale non è. Almeno per Luca. Perché frutto di 7 ultimi anni di inferno e di lotta.Siamo nel 2011, quando dopo la separazione dalla prima moglie dalla quale ha avuto due figli, Sonny e Jennifer, Luca Cioffo conosce Lizandra. I due si innamorano, e nonostante l'opposizione della madre di lei, cubana trasferitasi a Novi di Modena dove ha sposato un imprenditore locale, la frequenta. Dal loro amore nasce la prima bambina. Da qui il dramma. Quello del carcere che Luca non nasconde e non rimuove, anche se simbolo di un periodo buio, perché le accuse nei suoi confronti cadranno. Ma il periodo di detenzione che dovrà scontare rimarrà lunghissimo: 2 anni e 2 mesi. Periodo durante il quale Luca fa di tutto per continuare almeno vedere figlia e compagna.
'Vivevo in un incubo, nel non potere vedere mia figlia nel pensarla, insieme alla mia compagna, in un contesto per me ostile e dannoso che faceva di tutto per escludermi e per eliminarmi. Senza che io potessi dimostrare ciò che sentivo e ciò provavo. E' stata una violenza davvero inaudita, roba da impazzire, ma non mi sono dato per vinto, ho mantenuto la calma ed ho aspettato il corso della giustizia per tornare libero. Ho chiesto ed ottenuto di potere vedere regolarmente mia figlia, anche se con tempi e modi dettati e monitorati dal giudice e dagli assistenti sociali, ai quali esprimo il mio ringraziamento per la professionalità e la sensibilità usata in ogni momento della mia vicenda'
Luca prova a riprendersi quella vita, anche professionale, che il carcere ha interrotto, ed il lavoro lo porta a ripartire dalla sua seconda terra, Marbella, in Spagna, dove è socio con Carlos De Sola Earle in alcune cliniche estetiche private. Nonostante la distanza non vuole rinunciare a vedere la figlia e una volta la settimana, per un anno e mezzo, prende un volo dalla Spagna a Roma e in auto da Roma a Novi di Modena, con ritorno il giorno seguente per stare con la sua bambina soltanto un ora.
“Oltre ad una grande spesa un grande stress, ma frutto di uno sforzo di cui non mi pento e che rifarei”. Una grande dimostrazione di amore che tocca gli assistenti sociali e tutti coloro che vedono lo sforzo enorme di quel padre che vuole continuare ad essere tale per sua figlia. Uno sforzo dettato dall'amore grande al punto che anche la suocera sembra abbandonare atteggiamenti ostili. Luca è un bravo imprenditore, politicamente esposto e conosciuto, in grado di mantenere da solo la famiglia. 'Anche questo elemento evidentemente non è sfuggito a mia suocera - che dall'ostilità nei miei confronti è arrivata a chiedermi e ad accettare un aiuto economico per avviare un'attività in centro a Carpi, e risolvere alcune problematiche legate ad un’altra attività avviata nel centro italia ma sull'orlo del fallimento'. E che solo grazie all'intervento di Luca riesce a salvare. 'Nell’estate del 2017 go anche pagato a lei, a suo marito e alle due sue sorelle vacanza sontuosa. Mi ritrovai ad essere per lei un bancomat personale' – afferma Luca.
Nel frattempo Lizandra decide di sancire l'amore ritrovato. Lei e Luca decidono di avere un altro bambino, dopo una memorabile richiesta di matrimonio fatta sulla spiaggia di Marbella. Ma di questa situazione la suocera sembra l’unica a non essere felice. Il bambino nasce. Il secondo figlio di Luca e Lizandra, che oggi ha 4 mesi. La famiglia si ricompone, e si allarga con l'arrivo di un'altra creatura 'ma questo e chissà cos'altro - afferma Luca - riaccende l'atteggiamento ostile di mia suocera che continua a fare pressioni affinché la figlia mi lasci, diffamandomi con offese a conoscenti in comune'. Luca non se ne capacità, nessuno se ne capacita. 'Come ho sempre fatto ho mantenuto la calma ed il profilo basso, senza successo. L'ostilità di mia suocera verso di me non si è fermata. Alcuni amici hanno anche provato a parlare con lei ma senza risultati. La mia vita è tornata ad essere bersaglio dei suoi attacchi. Io non voglio denunciare nessuno - afferma Luca – nemmeno perché farei del male a Lizandra, la donna che amo. E' sua madre e nonna di mia figlia che comunque la vedeva come una persona buona. Io invece, da quella donna, ho ricevuto solo male. Oggi ho solo un desiderio che voglio esprimere pubblicamente. Quello di essere lasciato in pace da lei, con la preghiera che ci lasci vivere la nostra vita”
Nella foto, Luca e Lizandra
Gi.Ga.

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