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Cultura di sinistra (e di destra) rimpiazzata dalla stagione dell'odio

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Si è aperta una stagione dell’odio da entrambe le parti che non condurrà a nulla di buono e, a dire il vero, appare ridicola


Cultura di sinistra (e di destra) rimpiazzata dalla stagione dell'odio

Quando si parla di “cultura”, pare che esista solo quella “di sinistra” e che un artista “di destra” non possa esistere, rappresenti un “atto contro natura”. Se qualcuno, coraggiosamente, si professa di destra, conservatore, e lavora nello spettacolo, dipinge, scrive libri o partiture musicali, lo si associa immediatamente ad una visione retrograda, ancorata ad un modo di concepire l’arte che è stata spazzata via dalle avanguardie degli anni cinquanta/sessanta. Si è anacronistici. E questa etichetta ne nasconde una molto più grave: sei un nostalgico del “Ventennio”, anche se non l’hai vissuto e non hai nulla a che spartire con saluti romani, volontà di dominio e tutto l’armamentario fascista. Ma, artisticamente parlando, cosa avvenne durante il “Ventennio”? Generalmente si hanno informazioni frammentarie, mutuate dal giudizio di altri; “ poche idee ma confuse”, avrebbe detto Mino Maccari (e non Ennio Flaiano, come si crede), poiché il sigillo del fascio littorio ha ammorbato tutto con il suo veleno. Eppure, quello fu un periodo vivacissimo al quale dobbiamo anche molte scoperte culturali. Non vi parlerò di scavi archeologici o quant’altro ma, per offrirvi un esempio, vi citerò un Autore e una delle composizioni classiche più conosciute: le Quattro Stagioni di Vivaldi. La sua prima esecuzione in tempi moderni avvenne nel 1939 durante le Serate Senesi al Palazzo Chigi Saracini e, senza quelle ricerche dedicate alle glorie d’Italia del passato, oggi nessuno saprebbe chi fu il “Prete Rosso” e cosa scrisse.

Il mondo culturale conservatore è stato criticato, boicottato e, addirittura, negato, anche se in quel mondo hanno prodotto autori come Leo Longanesi, Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli… solo per citare gli intellettuali della scrittura. Se poi vi dicessi che Giacomo Puccini, come il suo amico Pietro Mascagni, erano ferventi sostenitori della svolta mussoliniana, sicuramente sarei accusato d’appartenere alla famosa categoria di “nostalgici” sopra citata. Tutto ciò pone una semplice domanda. Anzi, due: cos’è, oggi, la cultura di destra? Quali sono i suoi eventuali cantori?

Quando nel 1979 Furio Jesi compilava il suo “Cultura di destra”, poteva rispondere indicando un panthéon di scrittori, filosofi e intellettuali di riferimento, che avevano declinato questa cultura. Oggi, tale elenco, si ridurrebbe ai minimi termini per il semplice motivo che gli spazi per esprimersi – case editrici, teatri, salotti culturali… - non sono facili da raggiungere per chi vuol fare il “contestatore” del pensiero imperante.

Esiste, poi, un’altra ragione: negli anni 70 erano ancora vivi e vegeti alcuni valori, gridati ad alta voce: tradizione, cultura, giustizia, libertà. Nella nuova edizione, Jesi ha scritto che esisteva:«una cultura, insomma, fatta di autorità, di sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire».

Quarant’anni fa, scriveva nel 2011 Marco Filoni su “Il Fatto Quotidiano”, «la cultura di destra era un passato che tornava a esser presente attraverso processi di elaborazione di mitologie e rituali antichi, spesso indecifrabili o enigmatici, sempre legati a miti fondativi più o meno teologici o escatologici come il Progresso, la Ragione e la Storia. È questo il modello che Jesi chiama la “macchina mitologica” capace di alimentare un’ideologia di destra» Era un modello che aveva una sua ricaduta concreta sul reale. Così sottolineava Oswald Spengler nel suo trattato “Tramonto dell’Occidente”: «L’unica cosa che permette la saldezza dell’avvenire è quel retaggio dei nostri padri che abbiamo nel sangue: idee senza parole».

In ciò era espresso un ambizioso e suggestivo sistema di categorie filosofiche della storia, che giustificava le sconfitte del passato, le delusioni del presente e le folli speranze dell’avvenire. Il primo ad accorgersene fu Thomas Mann (nella foto), che in una lettera del 1922 scrive ad un’amica: «Sento che il grande pericolo, il grande fascino di una umanità stanca di relativismo e bramosa di assoluto è l’oscurantismo sotto qualunque forma (successi della Chiesa romana), e io resto fedele ai grandi maestri della Germania, Goethe, e Nietzsche, che seppero essere antiliberali senza fare la minima concessione ad alcun oscurantismo e senza menomare affatto la ragione e la dignità umane. Come vede non ho voltato le spalle a Nietzsche, anche se, certamente, rinuncio ben volentieri alla sua “astuta scimmia”, il signor Spengler!».

Pericolo e fascino, assoluto e oscurantismo sono le “idee senza parole” che hanno alimentato l’ideologia di destra e queste idee viaggiarono nel Novecento in compagnia della Sinistra, nella sua fase storica post- Sessantotto. Il filosofo Massimo Cacciari fu in prima linea nell’avvertire l’esigenza culturale di rivalutare alcuni concetti, quali la libertà, che appartenevano alla sfera conservatrice. All’interno del Movimento Sociale Italiano molti s’indignarono, perché non volevano che la Sinistra si appropriasse di una parte del loro patrimonio culturale. Altri , invece, accolsero con interesse questa apertura e provarono ad iniziare un dialogo, per superare la dicotomia destra-sinistra. Questo dialogo esiste ancora, per fortuna, tra le persone più intelligenti e colte, che non dividono il mondo in due schieramenti opposti e perennemente in armi: gli altruisti/gli egoisti; gli onesti/i disonesti; i “colti”/i “rozzi”; gli accoglienti/i razzisti...

Che rimane oggi? Ben poco. Non esiste più una “cultura di sinistra” (e forse neppure la Sinistra), come non esiste più una “cultura di destra” post bellica, uccisa sul nascere. E questo è un altro dei nostri gravi errori, che non permette al Paese di crescere attraverso l’ascolto, il confronto democratico, il rispetto reciproco. Si è aperta una “stagione dell’odio” da entrambe le parti che non condurrà a nulla di buono e, a dire il vero, appare ridicola, oltre che assolutamente sbagliata.

Massimo Carpegna



Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Direttore d'orchestra compositore con partitu..   Continua >>


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