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Viaggio nel pianeta Confusional Quartet

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Passato, presente e futuro di una strepitosa band d'avanguardia. Intervista video con Marco Bertoni


Viaggio nel pianeta Confusional Quartet

Un'esperienza pazzesca, la musica del Confusional Quartet ti cambia per sempre, c'è un prima e un dopo, unici; nascono alla fine degli anni '70 a Bologna, quando il capoluogo emiliano era una delle capitali dell'avanguardia internazionale, al pari di New York, Londra, Berlino, Los Angeles, il Confusional Quartet era al Bologna Rock, alla Settimana Internazionale della performance, dischi, incontri, storie, tantissimi concerti; alla fine del 2021 uscirà il nuovo disco, poi una nuova tournée internazionale; ho incontrato Marco Bertoni, tastierista del gruppo, una bellissima chiacchierata, Marco è una persona super disponibile e simpaticissima. Sotto trovate solo una piccolissima parte dell'intervista, nel video la versione completa.

Il 2021 sarà l'anno del nuovo album del Confusional Quartet.
Esatto, un nuovo album con dieci brani inediti, realizzati in assoluta libertà; una delle scintille che ci ha fatto venir voglia di fare questo disco è stato veder ballare e urlare il pubblico durante i nostri ultimi concerti in Francia, a Parigi.




Una delle novità discografiche di questo periodo, sono le ristampe dei vostri primi dischi, parlami delle reazioni.
Certo, ci ha molto stupito il numero di recensioni e interviste che queste ristampe hanno scaturito, e di conseguenza l'interesse per i dischi; noi non li ascoltavamo da parecchio tempo, ci ha colpito risentirci, sono dei suoni molto belli; dischi pieni di energia, energia di quel periodo che ci fotografa molto bene .

Parliamo un po' delle vostre origini, come vi siete conosciuti, i primi dischi che vi siete scambiati.
Me lo ricordo molto bene, un giorno salgo su un autobus, vedo un ragazzo con una chitarra in mano e mi sono subito detto, lo devo conoscere; quel ragazzo era Enrico, poco dopo abbiamo iniziato a suonare insieme; poi alla festa del suo liceo abbiamo conosciuto Lucio ed infine a Modena, Gianni che ci fulminò per il suo modo di suonare. Senza dircelo troppo, avevamo già le caratteristiche del nostro progetto, una su tutte, non avevamo il cantante. Ci ispiravano gli Area, i Devo, i Talking Heads, avevamo un'attitudine, che all'epoca si sarebbe definita punk. Un giorno, grazie ad un concerto al Punkcreas, un ragazzo della cooperativa Harpo's Bazar (poi Italian Records) ci propose di fare un'audiocassetta che poi divenne un album; titolo, Confusional Quartet.

Nel 1979 arriva un evento che tutti conoscono, il Bologna Rock, voi eravate lì a suonare.
Ad un certo punto l'Harpo's Bazar decise di lanciarsi in quella che oggi potremmo definire una vera follia, affittò il Palasport di Bologna; quella sera si riempì di giovani che volevano stare insieme e ascoltare musica; il ricordo è molto forte; andò tutto perfettamente, non è solo una mia opinione, è una cosa che scrissero in tanti, i gruppi che quella sera uscirono veramente bene furono il Confusional Quartet ed Andy J. Forest; da lì cominciammo a suonare in giro, anche fuori Bologna.

I primi concerti fuori Bologna che ricordi hai?
Ricordi molto belli, 17 anni, in furgone, vai in giro a suonare per l'Italia coi tuoi amici, magia pura. Ricordo il Banana Moon a Firenze, giri lunghissimi a Pescara, Milano, in Liguria; ci chiamavano un po' dappertutto a suonare. Noi eravamo di una generazione di nuovi musicisti che provavano a fare delle cose, contemporaneamente c'era una nuova generazione di discografici, manager, promoter, eravamo tutti all'inizio, completamente folle.

Raccontami dell'esperienza umana e professionale legata al disco Confusional Quartet play Demetrio Stratos.
Dal 1977/1978, Gianni Gitti aveva iniziato a collaborare con Demetrio Stratos, sapevamo da sempre che Gianni aveva registrato la performance di Stratos a Bologna nel 1979, al Teatro San Leonardo, l'ultima prima di morire; per tanto tempo abbiamo insistito con Gianni per poter ascoltare e lavorare su quel materiale; alla fine riuscimmo a convincerlo; Confusional Quartet play Demetrio Stratos è stato un lavoro complesso, molto lungo, come prima cosa abbiamo voluto sistemare la cosa dal punto di vista burocratico, legale; ovviamente tutte le composizioni sono firmate Demetrio Stratos; sistemato tutto questo abbiamo suonato, grazie a dei software abbiamo ottenuto delle basi con questi suoni vocali e ci abbiamo risuonato sopra; quando siamo arrivati alla fine, volevamo avere l'ok di Daniela, la moglie di Demetrio, lei fu molto carina e invitò per l'ascolto anche Paolo Tofani, il chitarrista degli Area; per noi fu una cosa incredibile, essere lì, a casa di Demetrio, con tutti i suoi ricordi e con Tofani che ci diceva, ragazzi è bellissimo, a Demetrio sarebbe piaciuto tantissimo.
Stefano Soranna


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