A sottolineare 'l'ennesimo' cambio di appalto la CGIL di Modena. 'I cambi di appalto sono ormai una costante nelle aziende del distretto agroalimentare che utilizzano questa modalità di organizzazione della produzione e sono anche un sintomo di fibrillazioni legate a vari fattori di tensione tra le parti contraenti (appaltante e appaltatore), ad esempio la rottura del rapporto di fiducia o il conflitto sul costo dell’appalto' - sottolinea CGIL. 'A rimetterci è spesso la parte più debole, cioè i lavoratori, in termini di incertezza sul futuro e difficoltà ad aver riconosciute parte delle proprie spettanze, dalla quota sociale al TFR.
L’attuale legislazione permette l’appalto di ogni tipo di attività, mentre i contratti nazionali di lavoro pongono alcuni limiti, spesso disattesi dalle aziende. Al di là della normativa generale, che andrebbe cambiata, è l’esecuzione stessa dell’appalto delle attività di lavorazione che presenta modalità irregolari, più volte denunciate alle autorità competenti'
“Abbiamo chiesto immediatamente un incontro di sito per valutare l’impatto sui lavoratori' – dichiarano le Categorie Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti Uil
'Il nostro obiettivo rimane prima di tutto la piena occupazione, come sancito nell’Accordo Quadro di Sito del 17 luglio 2019, ma anche la garanzia delle spettanze arretrate per tutti i lavoratori coinvolti. La normalizzazione di queste situazioni si potrà comunque ottenere solo attraverso la giusta e corretta applicazione contrattuale e il consolidamento di relazioni sindacali improntate sul confronto nel sito produttivo”.



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