E' il quadro rappresentato oggi da Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica che nel consueto appuntamento di fine anno spiega: 'Il miglioramento della congiuntura è iniziato a maggio del 2020, con l'uscita dal lockdown si è rafforzato in modo costante mese dopo mese'. Se 'nel primo trimestre del 2021 la crescita era del 6% rispetto al 2019, al 30 giugno il risultato cumulato in valore ha raggiunto il 12% per poi confermarsi a un 15% di crescita a fine settembre'. Inoltre la previsione di Prometeia per l'intero anno 2021 esprime un'espansione delle vendite totali del più 12% sul 2019, grazie ad un +13% delle esportazioni e del +9,4% sul mercato italiano. L'attesa per la produzione, infine è quella di superare i 430 milioni di metri quadrati, in crescita del 25% circa.
Insomma, riassume il presidente, 'stiamo assistendo ad ogni latitudine del globo ad una fortissima domanda della ceramica che si basa sulle consuete peculiarità del prodotto in termini di resistenza e durevolezza, ma soprattuto di salubrità che in un'epoca di emergenza sanitaria è un plus di assoluta importanza'. Tuttavia, 'non possiamo assolutamente rallegrarci perché la fortissima crescita nei costi di tutti i fattori produttivi sta mettendo a dura prova la competitività presente e futura delle nostre imprese'. Secondo Savorani, 'forse per la prima volta nella nostra storia stiamo vivendo un paradosso: siamo pieni di ordini provenienti da tutto il mondo, ma a causa del disordine dei mercati non sappiamo bene come programmare le nostre produzioni'. I nodi da sciogliere, evidenzia Confindustria Ceramica, sono diversi. In primo luogo l'esplosione dei costi della bolletta energetica che, sottolinea ancora Savorani, 'negli anni scorsi era per il nostro settore di 250 milioni l'anno. Oggi a seguito di aumenti nell'ordine del 400%, si approssima al miliardo su sei di fatturato totale. Una situazione che, anche in presenza di aumenti nei listini, non appare sostenibile'. Sono poi 'urgenti e necessari' degli interventi 'per calmierare l'insostenibile situazione del gas naturale'.
In secondo luogo 'nel 1995 nel nostro Paese venivano estratti oltre 20 miliardi di metri cubi, mentre oggi siamo a quattro (di gas, ndr). Gli impianti, a partire da quelli del mare Adriatico, ci sono ancora e con investimenti limitati sarebbe possibile tornare ad aumentare i volumi con evidenti benefici anche ecologici, perché i lunghi percorsi dei gasdotti creano problemi di sostenibilità'. Bisogna però affrettarsi perché 'dagli stessi giacimenti estraggono anche altri Paesi frontaleieri e il rischio è di trovare il bicchiere vuoto'. Ancora sul fronte del gas il rialzo nei costi deriva anche dalle quotazioni dell'Ets (Emission trading System), cioè il meccanismo varato dall'Unione europa per rendere più oneroso l'utilizzo dei combustbili che emettono C02.
I prezzi, riporta Confindustria, sono schizzati da 20-25 euro a tonnellata a 85 euro.
L'atteggiamento di Confindustria Ceramica è quindi consapevole, ma non rassegnato. 'La ceramica continuerà in futuro a crescere nel mondo, dobbiamo ottenere che cresca soprattutto quella italiana, che ne ha sviluppato negli utlimi 50 anni la tecnologia l'estetica e l'affidabilità', chiude il presidente. Le tematiche emerse saranno approfondite nel pomeriggio di oggi in un convegno con i vertici delle associazioni della filiera e l'assessore regionale Vincenzo Colla.

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