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Coronavirus, l’alibi perfetto per una recessione senza veri colpevoli

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Covid-19 e l’imponderabile effetto sui mercati finanziari. La bolla del credito che ha pompato gli asset finanziari sarà sgonfiata da una influenza?


Coronavirus, l’alibi perfetto per una recessione senza veri colpevoli

Secondo il dizionario Treccani, il significato figurativo della parola imponderabile è attribuito a cose immateriali, fatti, avvenimenti la cui natura ed entità sfugga al controllo e a una precisa determinazione pur producendo effetti sensibili.

In finanza e sempre figurativamente parlando, è associato al cosiddetto “cigno nero”, ovvero a quella teoria ben spiegata e dettagliata da Nassim Taleb che descrive un evento non previsto, che ha effetti rilevanti e che a posteriori viene razionalizzato inappropriatamente e giudicato prevedibile.

In genere l’imponderabile in finanza è associato alla impossibilità di calcolare a priori la reale probabilità di tali eventi rari e seppur poi siano carichi di conseguenze finanziarie.

Pensare l’impensabile o quantomeno allenare la mente finanziaria (ma non solo) a ragionare fuori dagli schemi può però aiutare a meglio ponderare rischi che - proprio perché ai più appaiono irrealistici ed improbabili - sono poi in grado di annullare rendimenti finanziari per anni, lustri e fino a decenni, come nella grande depressione del ‘29.

A tal proposito basti ricordare che i listini azionari mondiali (dividendi esclusi - così da analizzare il solo andamento dei prezzi azionari) dai massimi della bolla “dot.com” di inizio 1999/2000 richiesero circa 7 anni per rivedere le medesime quotazioni e dopo la crisi più recente dei mutui subprime del 2007/2008, dovettero trascorrere altrettanti anni per riagguantare quei valori massimi, ovvero quasi 3 lustri per rivedere gli stessi prezzi.

Ma siccome negli ultimi 12 mesi vi è stato un portentoso allungo al rialzo dei listini - nonostante la debacle del 2018 che aveva riportato tutto ai valori massimi dell’aprile 2015 - bisognerebbe quindi valutare con molta attenzione la situazione estrema che potrebbe concretizzarsi a causa di un “cigni nero” di nome Coronavirus.

DA RALLENTAMENTO A RECESSIONE?

Un “cigno nero” che potrebbe offrire l’alibi perfetto per trasformare un rallentamento globale già in atto da tempo, in una recessione potenzialmente verticale in caso di concreta pandemia planetaria e successivo blocco dell’industria (non solo cinese).

Un evento considerato “esogeno” ed in grado di sgonfiare finanziariamente quello che da molti è poi considerata la più grande bolla del credito creata dalle banche centrali per mezzo di tassi bassi o a zero e stampa monetaria (QE) ormai superiore a 20 trilioni di dollari.

E che negli ultimi 6 mesi ha inoltre visto interventi a gamba tesa della FED sul mercato dei REPO al fine di “sedare” delle tensioni nell’interbancario che a tutt’oggi non sono ancora ben note ma che non si vedevano dal lontano 2008 e così estremi come durante il fallimento Lehman Brothers o l’attacco alle torri gemelle.

Il “coronavirus” potrebbe quindi rappresentare lo spillo in grado di affossare il PIL globale e sgonfiare le quotazioni di molti asset finanziari, a maggior ragione se quello che sembra emergere in Cina si ampliasse a macchia d’olio in tutte le principali economie mondiali.

LA CINA ANTICIPA LA CRISI CHE VERRA’?

Nel fine settimana è infatti stato pubblicato l’indicatore PMI manifatturiero e non della Cina a fine febbraio ed è risultato clamorosamente negativo e da record storico, rispetto alle rilevazioni precedenti e ben peggiore del 2008.

Un dato corroborato anche dalla pleonastica foto satellitare della NASA inerente all’incredibile abbattimento dell’inquinamento atmosferico del Dragone da inizio anno.

Un blocco pressoché totale dell’attività manifatturiera che probabilmente deve ancora riverberarsi completamente sui dati statistici ma che potrebbe - come ipotizzano alcuni analisti – portare alla prima contrazione del PIL cinese dalla Rivoluzione Culturale.

Un evento che già di per sé avrebbe ripercussioni enormi sulla crescita globale in quanto la sola Cina rappresenta quasi un 1/5 del PIL mondiale e non è più una economia emergente ma ormai è ben emersa da anni.

Di fatto e secondo un report di Rabobank dal titolo “Outbreak of uncertainty”, la sensibilità dell'economia mondiale al tasso di crescita del PIL cinese è stato dello 0,17 tra gli anni '80 ed il 2000 mentre ha quasi triplicato, fino a 0,47, negli ultimi 15 anni.

Quindi a ciascuno punto percentuale della crescita del PIL cinese perso, coinciderebbe circa mezzo punto di PIL globale in meno.

A fronte di un impatto già alquanto rilevante e di per sé potenzialmente dannoso per la crescita globale a causa del “blocco” cinese, si dovrebbe poi riflettere sul resto del mondo e non solo per il blocco della cosiddetta “supply chain” cinese bensì per le ripercussioni potenzialmente derivanti dall’uscita del virus dai confini del paese e verso le altre principali economie globali.

 

Se infatti si replicasse un blocco produttivo o peggio ancora un isolamento precauzionale come accaduto in Cina a seguito dell’esplosione del virus in altri importanti paesi manifatturieri quali la Corea del Sud, l’Italia (nord) ed il Giappone… allora verrebbe coinvolto oltre il 40% della produzione industriale mondiale e le ripercussioni sarebbe di ben più ampia portata economica-finanziaria-sociale.

E se infine il contagio diventasse e fosse dichiarato come pandemia globale dall’OMS coinvolgendo indubbiamente la Germania (già ora candidata molto probabile) e gli Stati Uniti (seppur al momento l’amministrazione Trump minimizzi) o se peggio ancora mutasse o presentasse recidive impreviste o aumentasse nella sua letalità, allora il cerchio sarebbe chiuso con buona pace a target ancora ottimistici sul PIL mondiale e di mercati finanziari resilienti grazie alla compiacenza di banche centrali che potrebbero però fare ben poco.

Il quadro di fondo sembra quindi essere davvero imponderabile ma per quanto riguarda la più lunga crescita dei mercati finanziari ed il ciclo economico più duraturo della storia potrebbe ben presto arrivare il fatidico punto di inversione.

Un detto popolare dice che non c’è due senza tre… ma se vi sono già state tre importanti correzioni - seguite da riprese quasi a V - dal 2009 ad oggi, potrebbe invece essere che la quarta diventi qualcos’altro e si trasformarsi in una recessione causata da un cigno nero dagli occhi apparentemente a mandorla.

Rubens Ligabue



Rubens Ligabue
Rubens Ligabue
Professionista nel settore finanziario da oltre venti anni, si occupa di private banking e wealth management. Iscritto ad albo dei giornalisti, tiene rubriche dedicate ai risparmiatori e all..   Continua >>

 

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