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'Medici Medicina Generale, il fallimento del Ruolo Unico nell'aumento dei posti vacanti'

'Medici Medicina Generale, il fallimento del Ruolo Unico nell'aumento dei posti vacanti'

Il record negativo di Modena, con 290 posti vacanti, e i 1444 in Regione tradiscono le aspettative dello scorso anno. Snami: 'La riforma che doveva garantire più attrattività, in realtà allontana'


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'Solo un anno fa la Regione Emilia-Romagna diffondeva la mappa delle zone carenti della medicina generale, certificando una mancanza di 1.441 medici di famiglia. In quell’occasione anche FIMMG contestò duramente modalità e presupposti del calcolo, sostenendo che, senza la preventiva istituzione delle AFT, non fosse possibile determinare correttamente il fabbisogno territoriale.
Oggi, dopo la precedente ondata di assegnazioni, circa 200, e altri mesi di propaganda sulla bellezza del Ruolo Unico e dopo il varo del nuovo AIR, ci si sarebbe aspettati almeno un’inversione di tendenza. Invece il quadro che emerge dalla prima pubblicazione 2026 degli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria presso le AUSL della Regione Emilia-Romagna racconta altro: sommando le singole voci contenute nell’allegato, gli incarichi vacanti risultano 1.445, cioè quattro in più rispetto all’anno scorso'. E' la conclusione di Roberto Pieralli, segretario regionale Snami (Sindacato nazionale Medici Italiani), dopo la pubblicazione, ieri degli incarichi vacanti di assistenza primaria in Emilia‑Romagna che - secondo il sindacato 'conferma ciò che molti operatori temevano: non solo la situazione non migliora, ma peggiora.
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I posti vacanti salgono, a livello regionale, a 1.445, quattro in più rispetto allo scorso anno, nonostante le assegnazioni effettuate e l’introduzione del Ruolo Unico, presentato come la riforma capace di rendere più attrattiva e sostenibile la medicina generale'.

Pieralli parla di un fallimento evidente: 'Ci era stato raccontato che il Ruolo Unico avrebbe rappresentato la svolta. Ma la realtà ufficiale dice il contrario: le carenze non si sono ridotte, sono aumentate. Chi ha potuto è scappato e ora staremo a vedere se qualcuno vorrà accettare di venire a lavorare stabilmente in queste condizioni disastrose'. In breve il rischio è che la situazione con gli ingressi di luglio, potrebbe ancora peggiorare. Se i 200 dello scorso anno non sono riusciti non tanto ad aumentare ma nemmeno a compensare le uscite, cosa potrebbe succedere se quest'anno gli accessi fossero ancora meno?

A Modena criticità nella criticità: la provincia con i dati peggiori in regione
I dati confermano un quadro che, per Modena, è particolarmente critico. La provincia continua a registrare uno dei livelli più alti di carenze in Emilia‑Romagna, sia in valori assoluti sia in percentuale sulla popolazione assistibile. Un dato che supera anche quello di Bologna, nonostante la maggiore dimensione demografica del capoluogo regionale.
Questo elemento è decisivo per comprendere la portata del problema.
Non si tratta solo di un numero elevato di posti vacanti, ma di una tendenza che si consolida: anche dove la domanda di assistenza è alta e il territorio è strutturato, come Modena, il sistema non riesce più ad attrarre medici.

È qui che emerge il nodo di fondo: la crisi non è episodica, ma strutturale. E riguarda il modello organizzativo, non solo la disponibilità di professionisti.
'O lo scorso anno chi contestava quei numeri sosteneva che fossero inattendibili, oppure oggi bisogna prendere atto che il nuovo impianto non ha risolto nulla. In entrambi i casi, a uscire sconfitti sono i cittadini, soprattutto quelli delle aree più fragili, periferiche e montane, e i giovani medici, ai quali si continua a proporre un modello sempre più gravoso, dispersivo e poco sostenibile' - afferma Pieralli.

Per il sindacato il sistema si regge sempre più su medici precari, spesso specializzandi, chiamati a coprire ore “qua e là” senza stabilità né prospettive. 'Non basta cambiare etichetta contrattuale o moltiplicare obblighi organizzativi. Se il risultato finale è un numero di incarichi vacanti superiore a quello dell’anno precedente, allora è chiaro che la direzione imboccata non è quella giusta'.

La questione centrale, come emerge dai dati è che la medicina generale non è più percepita come una scelta professionale sostenibile.
Il Ruolo Unico, nelle intenzioni, avrebbe dovuto semplificare e rendere più efficiente l’organizzazione territoriale. Ma nella pratica sembra aver aggiunto complessità senza risolvere le criticità strutturali: carichi di lavoro crescenti, responsabilità diffuse, poca chiarezza organizzativa e scarsa sostenibilità per chi entra e per chi resta.

'Il vero nodo - chiude il referente Snami - resta rendere la medicina generale una scelta professionale realmente sostenibile, attrattiva, compatibile con una vita lavorativa dignitosa e il Ruolo Unico, per come è stato impostato, rischia invece di aggravare la crisi'. Da qui l'appello alla Regione: 'Basta narrazioni autocelebrative. I numeri ufficiali del 2026 dimostrano che la crisi non è stata risolta: è ancora tutta lì, e anzi peggiora. I cittadini hanno diritto a un medico di famiglia vero, stabile, presente sul territorio; i medici hanno diritto a un modello professionale serio, non a un contenitore confuso che promette soluzioni e produce nuove carenze'.

Appello alla regione arriva anche dalla politica: 'I dati dimostrano che oltre ad un problema di numeri c'è un problema di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che permette la presa in carico di ogni persona che, prima o poi, avrà bisogno del proprio medico' - sottolineano i consiglieri regionali di Forza Italia Giuseppe Vignali, capogruppo e Valentina Castaldini, commissario regionale di Forza Italia Emilia. 'Ogni “medico di base” non può superare il massimale di pazienti presi in carico; quindi, è normale che ci sarà chi si trova a dover cercare un medico in un altro comune, o addirittura a rimanere senza copertura sanitaria di base. La mancanza di medici sul territorio rischia di lasciare da soli i cittadini quando hanno bisogno di cura e di una presa in carico costante, soprattutto chi è anziano o più fragile. In più c’è un reale rischio per le aree montane, rurali e più disagiate, la mancanza di servizi fondamentali come la rete di assistenza territoriale rischia di aumentare lo spopolamento e la desertificazione» dichiarano Valentina Castaldini, consigliere regionale e Commissario Coordinatore Regionale per l’Emilia e Pietro Vignali, Capogruppo in Regione Emilia-Romagna.
'Ci auguriamo che la Giunta Regionale si attivi per garantire a tutti una reale assistenza sanitaria di prossimità, la riorganizzazione della sanità territoriale non può prescindere dall’assistenza primaria, che deve essere il più possibile capillare e non concentrata in poche strutture sul territorio'.

Gi.Ga.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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