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Piano casa, in provincia di Modena circa 394 alloggi popolari sfitti da rigenerare

Piano casa, in provincia di Modena circa 394 alloggi popolari sfitti da rigenerare

Cisl: 'Nella task force devono sedere anche Ance, cooperative, imprese e soggetti finanziari, per costruire interventi possibili e socialmente vincolati'


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'In provincia di Modena restano circa 394 alloggi popolari sfitti da rigenerare. La legge sul Piano casa appena approvata può essere un’occasione concreta per riattivarli e per lanciare nuovi alloggi per le famiglie della classe media, ma solo se Modena si muoverà adesso, non quando gli avvisi Invitalia saranno già usciti. Sì, ora serve una task force territoriale sull’abitare'.

Così Cisl Emilia Centrale chiede di trasformare la nuova legge in una strategia locale. E lo fa partendo dai numeri disponibili online: al 31 dicembre 2024 Modena e provincia avevano 555 case popolari (Erp) non utilizzabili, su 6.196 alloggi.

Da allora Acer Modena ha fin qui messo in fila 161 interventi per rigenerare le case popolari sfitte, con varie tipologie di intervento finanziate dalla Regione. Tirando le somme restano 394 alloggi da rigenerare (6.36% del totale) e rimettere a disposizione per ridurre le liste d’attesa, candidabili al Piano casa nazionale.

Appunto: il Piano casa si muove su due gambe. La prima punta a rigenerare gli alloggi popolari fermi (61mila in tutt’Italia) per proteggere le famiglie con redditi più bassi. La seconda gamba vuole lanciare nuovi alloggi sociali a canone calmierato (Ers), recuperando gli immobili pubblici inutilizzati e aprendo alla partnership coi privati.

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Alloggi pensati per la classe media che è troppo ricca per avere una casa popolare ma alla quale il caro affitti porta via almeno il 30% del reddito. E a Modena, come Cisl segnala da almeno due anni, siamo già oltre il 40%. Parliamo, ad esempio, di lavoratori fuori sede, giovani coppie, genitori separati, personale dei servizi pubblici essenziali.


'Le scadenze spiegano perché non c’è tempo da perdere: il decreto prevede che il commissario di Invitalia avvii entro 30 giorni dalla nomina la ricognizione nazionale del patrimonio pubblico inutilizzato. La nomina è arrivata a fine giugno: significa che la macchina può partire già entro luglio. Chi arriva preparato intercetta risorse. Chi arriva tardi resta fuori', osserva la Cisl modenese.

Il programma nazionale mette in campo 970 milioni fino al 2030 (116 milioni nel 2026): fondi importanti, ma non bastano affinché lo Stato paghi il 100% della rigenerazione delle case popolari ferme e il lancio di alloggi nuovi per la classe media.

Modena dovrà avere ben chiaro cosa proporre allo Stato. Per questo Cisl propone una task force provinciale per mettere al lavoro, insieme, Comuni e Provincia, Acer, sindacati, Unimore.

Cinque le missioni suggerite dal Sindacato di Palazzo Europa: costruire la mappa provinciale dei bisogni abitativi popolari e per la classe media; individuare il patrimonio pubblico inutilizzato dagli Enti pubblici e dalle società partecipate non quotate che andrà candidato ai bandi di Invitalia per i nuovi alloggi Ers. Preparare le schede tecniche per sostenere le candidature ai bandi: serviranno progetti capaci di dire quanto sarà davvero calmierato il canone, quali immobili pubblici inutilizzati vengono recuperati e come quell’intervento si inserisce in una strategia di rigenerazione urbana o di contrasto al degrado. Quarta missione: capire come linkare il Piano casa regionale (che ha mobilitato 300 milioni per recuperare alloggi popolari sfitti) con quello nazionale.


L’ultima missione è quella di definire regole e paletti per il coinvolgimento dei privati. Il Piano casa apre loro ma impone che almeno il 70% dell’investimento vada ad alloggi convenzionati, in vendita o affitto a prezzi calmierati; che i canoni e i prezzi siano almeno il 33% sotto il mercato. La parte restante, fino al 30%, potrà essere venduta dai privati sul libero mercato per rendere sostenibile l’operazione.

'Nella task force devono sedere anche Ance, cooperative, imprese e soggetti finanziari, per costruire interventi possibili e socialmente vincolati, con regia pubblica, legalità, qualità del lavoro, trasparenza e vincoli sociali chiari', conclude Cisl Emilia Centrale.

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