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'Il Movimento Cooperativo ha perso la capacità di autoriformarsi'

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Unione Popolare: 'Devono essere dichiarate nulle tutte le norme statutarie e regolamentari che, di fatto, impediscono la presentazione di liste alternative'


'Il Movimento Cooperativo ha perso la capacità di autoriformarsi'
'L'Emilia Romagna è stata storicamente una terra di Cooperazione, grazie alla quale ha costruito una parte importante del proprio sviluppo economico e sociale, così come un importante ruolo dei lavoratori nella gestione della produzione e dell’erogazione dei servizi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo degrado del rapporto fra le Cooperative ed il territorio che le ha generate ma anche al degrado della capacità imprenditoriale di molte di loro, dovuto in primo luogo alla perdita proprio di questa centralità dei Soci/Lavoratori. Il fallimento di numerose Cooperative, anche di dimensioni nazionali, in particolare nei settori delle costruzioni e dell'impiantistica ed il pauroso ridimensionamento patrimoniale, conseguente a perdite gestionali per centinaia di milioni di euro, della Cooperazione di Consumatori, impongono una riflessione sulle loro cause'. A parlare sono le candidate e i candidati di Unione Popolare con de Magistris - Emilia Romagna.

'È preoccupante rileggere il Report 2020 dell’Ispettorato del lavoro di Bologna, per cui risultavano irregolari il 75% delle cooperative controllate. Unione Popolare dell'Emilia-Romagna identifica, come principale motivo di questi disastri gestionali, l’allontanamento dai valori che storicamente hanno identificato le cooperative, come la graduale perdita di possibilità, per i Soci, di incidere sulla gestione delle loro imprese, ciò a causa di una sempre maggiore autoreferenzialità dei gruppi dirigenti e degli Organi Amministrativi delle Cooperative che, grazie a norme statutarie e regolamentari finalizzate a questo scopo, hanno la possibilità di replicare se stessi e di imporre, di fatto, ai Soci la nomina di Consigli di Amministrazione che garantiscano il mantenimento degli assetti in essere. Questo ha portato a una larga espansione dello strumento cooperativo non come forma di emancipazione dei lavoratori, ma al contrario proprio come forme per eludere i diritti minimi garantiti dalla contrattazione collettiva.

Fenomeno favorito anche dall’esternalizzazione di numerosi servizi precedentemente pubblici, che ha favorito la proliferazione di cooperative in estrema competizione fra loro per garantirsi gli appalti offrendo il minor prezzo possibile, scaricando il costo sui lavoratori, a partire da settori fondamentali come quelli dell’istruzione, della sanità e dell'assistenza - aggiunge Unione Popolare -. Unione Popolare dell'Emilia-Romagna ritiene che il Movimento Cooperativo abbia perso la capacità di autoriformarsi e quindi si impegna, una volta entrato in Parlamento, a promuovere iniziative di legge che restituiscano, ai Soci delle Cooperative, la reale possibilità di scegliere gli Amministratori delle proprie Società'.

'Devono essere dichiarate nulle tutte le norme statutarie e regolamentari che, di fatto, impediscono la presentazione di liste alternative o che non garantiscono l'elezione degli Amministratori proporzionalmente ai voti ottenuti dalle Liste di appartenenza nelle Assemblee dei Soci. Anche le norme che obbligano i Soci/Lavoratori a votare in modo palese, nelle Assemblee societarie, devono essere dichiarate illegittime, ciò allo scopo di tutelare i Soci/Lavoratori dal rischio di ritorsioni qualora esprimano un voto non in linea coi desideri degli Amministratori, ritorsioni favorite dalla Legge 142 del 2001, che consente la possibilità di licenziamento automatico del Socio/Lavoratore, nel caso che questo perda la qualifica di Socio. Unione Popolare dell'Emilia-Romagna è consapevole che, intervenire sui modelli di governo delle Cooperative, in base ai diversi settori e tipologie, sia solo il presupposto, necessario ma non sufficiente, per ristabilire gli obiettivi che furono all'origine di questa forma di impresa, quali il rispetto dei lavoratori ed il miglioramento delle loro condizioni di vita, sia sotto il profilo economico che delle relazioni sociali nelle comunità di appartenenza. Anche fornire beni e servizi di qualità ed a prezzi convenienti rientra fra gli scopi della Cooperazione, come quella di Consumatori, per questo riteniamo inaccettabile il tentativo, della più grande Cooperativa italiana, che ha sede e radici nella nostra Regione, di peggiorare ulteriormente le condizioni economiche e lavorative dei propri dipendenti, tanto più nell'anno in cui gli emolumenti agli Amministratori sono stati aumentati tra le 5 e le 8 volte. Una iniziale soluzione all’impoverimento dei lavoratori, anche delle cooperative, è l’introduzione di un salario minimo di 10 euro orari. L’altra, è la reinternalizzazione di tutti i servizi esternalizzati dal settore pubblico e subappaltati, anche, alle cooperative, con l’assunzione diretta di tutti i lavoratori con un regolare inquadramento a tempo indeterminato. Non a caso, nel programma di Unione Popolare, il primo punto si intitola 'Ricompensare e rispettare il lavoro', mentre il punto 9 si intitola 'Ricostruire la nostra industria favorendo un nuovo modello di sviluppo''.


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