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Inalca presenta al Food&Science Festival un progetto per ridurre il metano negli allevamenti

Inalca presenta al Food&Science Festival un progetto per ridurre il metano negli allevamenti

I risultati del Progetto Methancut sviluppato da ricercatori delle università di Sassari, Milano e Bologna


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Coerentemente con la propria visione nella sostenibilità, Inalca (Gruppo Cremonini) ha deciso di confermare anche quest’anno la partecipazione alla 10a edizione del Food&Science Festival, a Mantova dal 15 al 17 maggio.

Inalca è stata protagonista del convegno su “Innovare in stalla: cosa dice la ricerca sugli additivi alimentari”, dove sono stati presentati i risultati del Progetto Methancut sviluppato da ricercatori delle università di Sassari, Milano e Bologna, con gli interventi di Mondina Francesca Lunesu, Ricercatrice di Zootecnica Speciale all’Università di Sassari, di Andrea Rosati, Segretario Generale EAAP – Federazione Europea della Zootecnia, e di Giovanni Sorlini, Responsabile Qualità, Sicurezza e Sviluppo sostenibile di Inalca.

 

Durante la digestione, i bovini producono metano: un processo fisiologico normale legato all'attività dei microrganismi presenti nel rumine. Questo metano, rilasciato nell'atmosfera, è anche un gas serra. Tra le strategie allo studio per modificare questo processo, l'aggiunta di additivi naturali all'alimentazione del bestiame sta emergendo come una possibile soluzione.

Col Progetto Methancut è stata avviata una sperimentazione pilota in un allevamento Inalca, condotta su bovini da carne alimentati con due diversi additivi completamente naturali a base di estratti vegetali (tannini, bioflavonoidi, oli essenziali).

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Lo studio ha misurato le emissioni di metano, monitorato i parametri di salute degli animali e valutato le caratteristiche della carne. I dati mostrano riduzioni variabili delle emissioni tra l’8% e il 20%, senza effetti negativi sul benessere animale o sulla qualità della carne. Si tratta di risultati ottenuti in condizioni sperimentali controllate, che aprono possibilità interessanti.

Secondo i ricercatori, “tali risultati assumono particolare rilevanza poiché ottenuti in un sistema alimentare già caratterizzato da basse emissioni di base, rafforzando la solidità biologica e applicativa delle evidenza emerse”.

Come spiega il professor Giuseppe Pulina, Ordinario di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari, nonché coordinatore del progetto, 'il coinvolgimento di 3 Università nello svolgimento della prova deriva da un lato dalla necessità di Inalca di affidare a un soggetto terzo la valutazione dell'efficacia di nuove tecnologie volte alla riduzione della metanogenesi in allevamento, e dall'altro dall'applicazione di una delle tre missioni dell'università che vede nel trasferimento tecnologico il cardine dello sviluppo economico e sociale delle realtà in cui esse operano. I tre centri di ricerca, attraverso competenze specialistiche, hanno concorso all'ottenimento di una mole di informazione che saranno utili non soltanto per l'azienda, ma a cui potranno attingere realtà simili impegnate in percorsi di mitigazione climatica delle proprie attività zootecniche'.

 

“Inalca – aggiunge Giovanni Sorlini, Responsabile Qualità, Sicurezza e Sviluppo sostenibile di Inalca - negli ultimi 25 anni, ha valorizzato la

circolarità del proprio sistema produttivo, investendo in tecnologie e sviluppando su un’ampia scala best practices volte al riutilizzo dei sottoprodotti e degli scarti derivanti dai propri cicli produttivi, sia industriali che agricoli. In particolare, in relazione all’attività agricola, l’impegno dell’azienda è espressamente rivolto alla ricerca continua di efficienza in allevamento per ridurre impatti e consumi. In questo contesto si è inserito il Progetto Methancut, i cui risultati incoraggianti ci offrono l’opportunità di valutare soluzioni concrete ed efficaci nella mitigazione degli impatti del metano, che è uno dei nostri obiettivi nella sostenibilità ambientale”.

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