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Industria, digitale e Ordine degli ingegneri: intervista doppia a Mauro Cavazzuti e Roberto Benatti

Industria, digitale e Ordine degli ingegneri: intervista doppia a Mauro Cavazzuti e Roberto Benatti

In vista delle elezioni che si terranno lunedì per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Modena


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In occasione delle elezioni che si terranno lunedì per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Modena, abbiamo scelto un focus sull’ingegneria industriale e sui settori sempre più intrecciati con essa: digitale, dati, automazione, intelligenza artificiale. Nella nostra provincia, circa metà degli iscritti opera nei settori industriale e dell’informazione. Molti non sono liberi professionisti tradizionali, ma dipendenti, consulenti, tecnici d’azienda, responsabili di processo, qualità, sicurezza, sistemi informativi e innovazione. Ne parliamo con gli ingegneri Mauro Cavazzuti e Roberto Benatti, candidati della lista “Facciamo insieme l’Ordine”, entrambi attivi su temi tecnologici e digitali applicati ai processi industriali.

 

Partiamo dai vostri percorsi professionali. In sintesi, cosa vi ha portato alla professione di ingegnere e poi all’impegno ordinistico?
Cavazzuti: 'Volevo diventare ingegnere, ho costruito la mia esperienza professionale in questo ambito e oggi, se posso, considero naturale restituire qualcosa alla categoria. Per questo mi sono candidato, su invito di altri colleghi, con l’obiettivo di proseguire l’impegno maturato in questi anni nelle Commissioni dell’Ordine. Mi ha spinto soprattutto il senso di appartenenza'.
Benatti: 'Condivido quanto detto da Mauro. In questi anni ho operato spesso in ambiti vicini all’Ordine: ho collaborato con l’Università di Modena, sono stato commissario agli Esami di Stato, sono CTU del Tribunale e ho svolto incarichi in associazioni datoriali e pubbliche amministrazioni.
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Questa volta mi è stato chiesto di candidarmi, per portare questo contributo anche all’interno dell’Ordine'.

 

Industria e mercato cambiano continuamente. Automazione, dati, software e intelligenza artificiale stanno modificando prodotti, processi e organizzazione del lavoro. Per un ingegnere è una normale evoluzione o una vera rivoluzione?
Cavazzuti: 'Essere ingegneri oggi significa misurarsi con una trasformazione continua. È un lavoro ad alta pressione, perché la competizione è forte e le nuove tecnologie generano aspettative sempre più alte. Non basta più una competenza isolata. Servono conoscenze trasversali, capacità di leggere settori diversi e strumenti tecnici adeguati per accompagnare l’innovazione e il cambiamento, che spesso non viene scelto ma imposto dal mercato'.
Benatti: 'Per molti aspetti è una rivoluzione in corso. Produzione, qualità, sicurezza, logistica, manutenzione, progettazione e rapporti con il cliente passano sempre più da software, dati, reti, automazione e intelligenza artificiale. Il punto non è inseguire ogni novità, ma capire quali strumenti migliorano davvero i processi e quali invece introducono complessità, dipendenze o rischi'.

 

L’ingegnere è spesso chiamato a un doppio ruolo: innovatore da una parte, garante dall’altra. Quale dei due sentite più vicino?
Cavazzuti: 'Sono due ruoli inseparabili.
L’ingegnere deve creare valore e contribuire all’innovazione, ma deve farlo garantendo sicurezza, sostenibilità, qualità del lavoro e rispetto delle norme. Innovazione e garanzia non sono in opposizione. Sono due aspetti dello stesso mestiere'.
Benatti: 'Nel digitale questo doppio ruolo è evidente, perché ogni nuova tecnologia promette efficienza, ma va valutata nei suoi effetti reali. L’ingegnere è sempre più chiamato a progettare e, allo stesso tempo, a garantire sistemi e prodotti ad alta tecnologia utili, verificabili, sicuri e governabili. Nel mondo industriale questo riguarda anche le verifiche tecniche, la documentazione e le valutazioni richieste da Industria 4.0 in poi, dove l’ingegnere ha assunto sempre più un ruolo di raccordo tra tecnologia, impresa, norme e responsabilità'.

 

La provincia di Modena ha distretti industriali molto diversi tra loro: meccanica, biomedicale, ceramica, agroalimentare, automazione, informatica. Che cosa può fare l’Ordine per rappresentare meglio questa componente, composta non solo da liberi professionisti ma anche da molti ingegneri dipendenti e tecnici d’azienda?
Cavazzuti: 'L’Ordine è presente su diversi tavoli istituzionali e deve continuare a rafforzare i rapporti con Università, associazioni industriali e di categoria, Regione, Comuni e territori. Questo significa creare occasioni di confronto, formazione qualificata e opportunità professionali. L’ingegnere industriale è spesso dentro i processi produttivi: qualità, sicurezza, organizzazione, innovazione.
Anche quando è poco visibile, il suo contributo è centrale'.
Benatti: 'Una parte importante degli iscritti lavora nell’industria o in settori collegati all’informazione. Per questo l’Ordine deve parlare anche a chi opera in azienda, nei sistemi informativi, nell’automazione, nella consulenza tecnica, nella gestione dei dati e nei processi produttivi. Servono sempre più contenuti utili, formazione mirata, servizi digitali semplici, accessibili e realmente utilizzabili e strumenti che facciano risparmiare tempo. L’Ordine deve essere percepito come utile anche da chi vive la professione dentro aziende, strutture tecniche, società di servizi, pubbliche amministrazioni o reparti produttivi'.

 

Parliamo di intelligenza artificiale. Nel 2023 Bard, il chatbot di Google, fu criticato per una risposta errata sul telescopio James Webb e sugli esopianeti: un errore falso nel contenuto, ma credibile nella forma. Qual è il rischio principale?
Benatti: 'Il rischio principale è la plausibilità dell’errore. Un’informazione falsa, ma scritta bene, con tono sicuro e struttura convincente, può essere più pericolosa di un errore evidente. L’intelligenza artificiale generativa non deve essere trattata come una fonte, ma come uno strumento. Può aiutare molto, ma richiede controllo, verifica e responsabilità professionale. Per un ingegnere questo significa definire procedure, limiti, tracciabilità e criteri di validazione'.
Cavazzuti: 'Dal punto di vista industriale il tema è molto concreto. Le tecnologie emergenti possono aumentare efficienza e competitività, ma solo se vengono comprese e integrate correttamente. La formazione continua su questi temi non è un dettaglio: è parte del capitale tecnico dell’ingegnere. Le Commissioni dell’Ordine possono essere uno spazio utile proprio perché mettono insieme esperienze diverse e permettono un confronto tra chi affronta problemi reali'.

 

Il voto per il rinnovo del Consiglio rischia spesso di interessare solo una parte degli iscritti. Come si può allargare la partecipazione?
Cavazzuti: 'La partecipazione passa dalla vicinanza agli iscritti. L’Ordine deve favorire il confronto, valorizzare il contributo delle Commissioni e rendere più evidente il lavoro che viene svolto. Il voto riguarda il funzionamento di una istituzione professionale, non solo una competizione elettorale. Per questo è importante partecipare'.
Benatti: 'La partecipazione aumenta quando l’iscritto vede un’utilità concreta. Procedure più semplici, servizi digitali migliori, accesso più rapido alle informazioni, formazione aderente ai bisogni reali, attenzione ai diversi settori dell’ingegneria. Continuità significa proseguire il lavoro già avviato in questi anni, per migliorare progressivamente gli strumenti a disposizione degli iscritti'.

 

Messaggio finale a chi vi leggerà e sarà chiamato al voto.
Cavazzuti: 'Invito gli iscritti a votare. Il rinnovo del Consiglio riguarda tutti gli ingegneri, indipendentemente dal settore in cui lavorano. Chi sarà eletto dovrà rappresentare la categoria con competenza, equilibrio e attenzione ai bisogni professionali reali'.
Benatti: 'Il voto online rende la partecipazione semplice. Agevola quello che, per un iscritto, è a tutti gli effetti un dovere. Chi lavora nell’industria, nell’informazione, nei servizi tecnici, nella consulenza, come dipendente o come professionista, ha interesse ad avere un Ordine capace di occuparsi dei temi concreti della sua attività quotidiana'.
g.leo.
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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