Quella stagione è finita oggi. Inizia quella che qualcuno ha già ribattezzato la 'seconda Repubblica'. A guidarla non poteva che essere qualcuno venuto da fuori e che godesse della totale fiducia di John Elkann, che di Gedi e' diventato presidente. Naturale la scelta di Maurizio Molinari che passa così da La Stampa a Repubblica. Esce di scena Carlo Verdelli, dopo appena 14 mesi. A
Torino arriva una delle firme storiche di Repubblica, Massimo Giannini, volto notissimo anche per aver condotto Ballaro' dal 2014 al 2016, e dopo direttore di Radio Capital. Maurizio Scanavino diventa a.d. del gruppo, mentre Mattia Feltri, figlio di Vittorio, va a dirigere l'Huffington Post.
Tra le poche figure chiave a non muoversi Marco Moroni, entrato nel Gruppo Espresso nel 1990 e attualmente a.d. di Gedi News Network, dove ricadono La Stampa e il Secolo XIX insieme alle altre testate locali del gruppo. Pasquale di Molfetta, noto a tutti come Linus, dirigerà il comparto radio che comprende Capital e Deejay.
A livello finanziario è tutto stabilito da tempo, Exor tramite Giano Holding detenendo 309.779.043 azioni ordinarie di Gedi, pari al 60,90% del capitale sociale e al 63,21% dei diritti di voto, ha lanciato un'offerta pubblico d'acquisto sul resto del capitale, con l'obiettivo di togliere dai listini di Borsa la società. Il prezzo offerto e' di 0,46 euro, con un premio del 60% che in pochi rifiuteranno. Tempi e modalità dell'operazione saranno definiti a breve con Borsa Italiana.
Industrialmente l'operazione non sarà priva di sacrifici per i lavoratori del nuovo gruppo, che riporta sotto le insegne Agnelli il quotidiano di Torino, che fino a qualche anno rientrava ancora nel perimetro di Fca, cosa che faceva infuriare gli azionisti americani, come raccontava Sergio Marchionne, che infatti ottenne lo scorporo dal settore auto de La Stampa.
Da allora John Elkann ha lavorato per rilanciare il quotidiano di famiglia, prima diluendosi in Gedi, e poi comprando la quota dei De Benedetti.
Se alla Stampa il ritorno degli eredi Agnelli sa di restaurazione, a Repubblica è una svolta che per primo ha pagato Verdelli, la cui linea era sotto attacco da tempo. Il giornale si prepara a diventare un'appendice del sito, un luogo per gli approfondimenti, da leggere su carta ancora per qualche anno prima di diventare digitale nel medio termine.
L'abbandono della carta è nei piani di Gedi da tempo. Cos'altro ci sia all'orizzonte è difficile dirlo. Boatos redazionali parlano di decine di esuberi, assorbiti anche tramite il possibile accordo che Fieg e Governo stanno elaborando che prevede prepensionamenti anche a 62 anni. Di certo tutte le edizioni locali, ad eccezione di Bologna e Milano, sono a rischio per gli alti costi di struttura. Alla Stampa i sacrifici chiesti alla redazione sono già stati molti, e i margini operativi sono ridotti.
(ITALPRESS)


