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'L'economia rallenta ma qui gli imprenditori continuano ad investire'

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Il presidente Confindustria Emilia Pietro Ferrari commenta il report Prometeia: 'Gli imprenditori in questa regione credono ancora nel fare impresa'


'L'economia rallenta ma qui gli imprenditori continuano ad investire'
L'economia rallenta, il contesto internazionale, tra dazi, Brexit e crisi dell'automotive, non rasserena, il Paese zoppica, ma gli imprenditori emiliano-romagnoli continuano tutto sommato a essere ottimisti.

Un grado di fiducia misurato da Confindustria regionale, assieme a Prometeia, con il parametro della propensione agli investimenti. Il 92% delle imprese prevede un livello di investimenti pari a quello dello scorso anno.

'E' un dato ottimo', commenta il presidente Pietro Ferrari. 'Gli imprenditori in questa regione credono ancora nel fare impresa', tira le somme Ferrari. L'indagine, giunta alla ventesima edizione, ha visto il coinvolgimento di circa 600 imprese appartenenti al settore manifatturiero, con un fatturato complessivo intorno ai 20 miliardi di euro e un totale di oltre 63.000 addetti. Il 92,3% delle imprese ha realizzato investimenti nel 2018 e il 92% prevede investimenti per l'anno in corso, a livelli vicini al massimo storico.

'Gli investimenti hanno un ruolo essenziale per la crescita del sistema industriale, l'espansione economica e lo sviluppo del Paese. L'aumento della concorrenza internazionale, il ridimensionamento della domanda interna, le nuove tecnologie hanno imposto alle aziende il ricorso a strategie aziendali di sviluppo piu' evolute per restare sul mercato. Ogni impresa ha una propria strada e un proprio approccio, ma oggi investire, innovare e internazionalizzarsi sono scelte indispensabili', spiega il presidente di Confindustria Emilia-Romagna. 'In un contesto in cui il traino dell'export non e' sufficiente, una forte spinta e accelerazione agli investimenti pubblici e privati puo' favorire il rilancio della domanda interna, la crescita della produttivita', dell'occupazione, dei redditi delle famiglie', aggiunge.

I dati

Nell'ultimo decennio, dal 2007 al 2018, le imprese dell'Emilia-Romagna hanno registrato una crescita a ritmi sensibilmente piu' dinamici rispetto alla media del Paese. Il fatturato e' cresciuto a tassi tre volte superiori rispetto alla media nazionale: +2,8% medio annuo contro 0,9% nazionale.

La propensione ad investire e' strutturalmente piu' elevata, con un divario che si e' accentuato negli ultimi anni: la quota di investimenti sul valore della produzione e' del 6,6% in Emilia-Romagna nel 2018, superiore rispetto a quella che caratterizza le imprese sul territorio nazionale (6% nel 2018), con un gap che si e' ampliato dal 2016 ad oggi.

Anche la capacita' di autofinanziamento e' piu' alta della media nazionale: nell'ultimo biennio 2016-18 il cash flow delle imprese dell'Emilia-Romagna sulla produzione e' del 7,7%, contro il 6,8 della media italiana. Anche la redditivita' industriale e' superiore: nel biennio le aziende della regione registrano una redditivita' media del 9,9%, a fronte della media nazionale del 7,5%. Nel 2018 il 60% delle imprese ha effettuato investimenti in formazione, il 54,6% in Ict, il 53,3% in ricerca e sviluppo e il 53,3% in linee di produzione. Rispetto al pre-crisi emerge un'evoluzione delle strategie di investimento verso una maggiore complessita', che si traduce in un incremento della diversificazione degli ambiti di investimento. Tutte le classi dimensionali hanno diversificato gli investimenti, ed e' rilevante che nell'ultimo decennio la percentuale di piccole imprese che investono in un solo ambito si sia ridotta dal 42% al 17%. L'indagine rileva una maggiore propensione all'investimento rispetto al passato da parte delle piccole imprese, dovuta alla necessita' di rafforzare il posizionamento competitivo per restare sul mercato.

Per quanto riguarda gli ostacoli alle decisioni di investimento, sono tre gli aspetti di particolare importanza. La burocrazia torna ad essere il principale ostacolo ad investire, segnalato dal 33,1% delle imprese. Questo fattore critico e' continuato ad aumentare negli anni ed e' particolarmente sentito dalle imprese con elevata propensione ad investire, attive principalmente in settori a forte regolamentazione, come l'alimentare e le costruzioni. Tra i fattori congiunturali, la domanda e' il vincolo piu' stringente, segnalato dal 31,1% degli imprenditori. L'incertezza e la volatilita' del quadro economico riattivano la cautela degli imprenditori nell'avvio di nuovi piani di investimento.

Il peggioramento delle aspettative sulla domanda e' sentito soprattutto dalle piccole e medie imprese, caratterizzate da ritmi di crescita e condizioni di redditivita' inferiori rispetto alla media delle imprese regionali. Il terzo fattore di ostacolo in ordine di rilevanza e' legato alla criticita' nel reperire risorse umane, segnalato dal 27,1% delle imprese, soprattutto quelle della meccanica e dell'elettrotecnica, che ricercano figure specializzate. Dall'indagine emerge infine l'identikit dei forti investitori, ovvero il gruppo di imprese che hanno investito nei primi quattro ambiti relativi a ricerca e sviluppo, formazione, Ict e linee di produzione): si tratta 'in prevalenza, anche se non unicamente, aziende di dimensioni grandi e medio grandi, caratterizzate da una capacita' innovativa molto superiore alla media regionale', conclude Alessandra Benedini, senior specialist di Prometeia.


Redazione La Pressa
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